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French President Emmanuel Macron pauses before answering as he attend a media conference with Burkina Faso's President Roch Marc Christian Kabore at the Elysee Palace in Paris, France, Monday, Dec. 17, 2018. Burkina Faso's President Roch Marc Christian Kabore is in Paris for bilateral talks. (/Benoit Tessier/Pool Photo via AP)

Francia, il popolo ha definitivamente schiacciato la testa al burattino dei Rothschild che giocava al piccolo Napoleone

Disastro legislative: tra l’incudine Mélenchon e il martello Le Pen, Macron avrà bisogno di alcune qualità essenziali che gli sono sempre mancate

di Marco Cesario per il blog di Nicola Porro

Le elezioni legislative in Francia si chiudono col botto finale che però fa cilecca: il partito presidenziale che fino alla fine credeva di avere i numeri, non riesce nemmeno a raggiungere una confortevole maggioranza parlamentare per governare. È la prima volta nella storia della V Repubblica.

La coalizione di partiti che sostengono Emmanuel Macron (Ensemble!) ha ottenuto soltanto 245 seggi al Palais-Bourbon, ben al di sotto della soglia di 289 seggi che garantiscono una maggioranza assoluta.

Tra incudine Mélenchon e martello Le Pen

Un disastro di proporzioni macroscopiche che costringerà Macron ad un percorso ad ostacoli ogni qual volta vorrà far passare una legge in Parlamento, intrappolato tra l’incudine dell’estrema sinistra guidata da Jean-Luc Mélenchon (Nupes, a valanga, con 137 seggi), che diventa la prima forza di opposizione, ed il martello dell’estrema destra, il Rassemblement National di Marine Le Pen, che moltiplica per dieci i suoi seggi (89).

Mai prima d’ora il RN o il suo predecessore, il Front National, avevano ottenuto più di 35 deputati (era il 1986). Nel 2017, il partito di estrema destra addirittura ne aveva soltanto otto, il che non gli permetteva di avere un gruppo parlamentare, la cui soglia è fissata a 15 membri eletti.

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A due mesi dalla sua riconferma all’Eliseo, il mandato del presidente dunque già vacilla, così come i suoi progetti di riforma, tra cui quello delle pensioni.

Unica nota positiva, il non vedersi imposto probabilmente come primo ministro Jean-Luc Mélénchon, il capo della coalizione di sinistra che è il partito di opposizione più forte in Assemblea, un leader prestato, durante le legislative, al socialismo moderato e unificatore alla Mitterand, ma che ha radici profonde nell’estrema sinistra di piazza e di rivolta.

Mélénchon, con il suo carisma da tribuno, detterà comunque i tempi della politica interna (addio riforma delle pensioni) ma anche di quella estera: fin troppo timido e benevolo con Putin sulla guerra in Ucraina, contrario all’invio di armi e vorrebbe addirittura far uscire la Francia dalla Nato. Insomma una patata bollente per Macron, un disastro politico.

Dovrà difendersi anche dal fuoco incrociato di Marine Le Penla più eurofobica e filo-russa, che può far naufragare tutti i suoi progetti di riforma di ampio respiro, tagliare le gambe al suo slancio europeista e far avvicinare ancora di più la Francia alla Russia (i rapporti tra RN e la Russia sono più che cordiali).

Dovrà appoggiarsi ai neogollisti

Sarà certamente molto complicato per Macron governare, si tratta di una sconfitta sonante. Nella conduzione della sua politica, dovrà fare affidamento con tutto il suo peso sui suoi alleati naturali (il MoDem di François Bayrou oppure Horizon di Edouard Philippe) ma anche senza dubbio sui Repubblicani che, anche se in ritirata, rappresentano una forza di sostegno indispensabile per governare in maniera moderata.

Certo anche queste forze ausiliarie, col tempo, possono cercare di monetizzare le proprie richieste fino a diventare un ulteriore problema per Macron. Come ha sottolineato domenica il ministro dell’economia Bruno Lemaire, “dovrà mostrare molta immaginazione” nel governo della cosa pubblica. È ovviamente un eufemismo.

Finita l’epoca del novello Napoleone

Forse in Italia potrebbe andare a scuola, leggere storie e racconti dal “Pentapartito”, ma lui a questo non è proprio abituato. È sempre stato un uomo solo al comando. Macron avrà bisogno di alcune qualità essenziali che gli sono sempre mancate: ascoltare davvero il Paese e le sue forze motrici, negoziare, imparare a comporre e coltivare la cultura del compromesso.

L’epoca del presidente napoleonico e “jupitérien”, che decide tutto da solo mentre gli altri stanno a guardare il novello Napoleone fare e disfare, è finita. E la caduta è fragorosa. Bentornato sulla Terra monsieur Macron

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Un commento

  1. La seconda risposta (la prima è stata Orban) alle follie dittatoriali dell’UE. Speriamo che ne seguino molte altre

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