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“Devi negoziare prima che sia tardi” Toni Capuozzo, il consiglio a Zelensky proprio nel giorno dell’incontro con Macron, Draghi e Schulz

di Toni Capuozzo da Facebook

Ucraina, a che punto è la notte
Ci si abitua a tutto, anche alle guerre.

O almeno alle guerre degli altri, in Siria o nello Yemen. Questa è anche un po’ nostra, perché ci tocca nel portafogli, oltre che nei sentimenti, e perché siamo cittadini di un paese che, con l’invio di armi, è inevitabilmente parte in causa.

Eppure ci si abitua lo stesso, e lo sdegno di quella gelida fine di febbraio si stempera davanti all’estate, e ai suoi riti inevitabili. Nella informazione, l’Ucraina scivola verso titoli meno cubitali. Un po’ è la ripetitività delle notizie – le storie richiedono colpi di scena – un po’ è che le notizie imbarazzano, perché raccontano una storia diversa. Non è più l’eroismo, non è più la distribuzione di armi ai civili, non è neppure più l’esodo biblico.

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E’ Kiev che chiede ai suoi, al fronte, di tenere duro, a costo di grandi perdite, e con il rischio di essere accerchiati, a non voler indietreggiare. Che tattica è ? Una tattica politica più che militare, per forzare la mano agli alleati – più armi e più in fretta – e coinvolgerli sempre di più.

Senza la Nato in guerra non ti riprenderai mai il Donbass. Il guaio, per gli ucraini, è che neppure a Washington credono più alla svolta, e anzi temono una Caporetto ucraina.

Forse è meglio negoziare prima che sia tardi, prima che Putin si faccia ingolosire dalla linea del Dniepr e da Odessa, si dicono tra loro quelli che avevano scommesso, a marzo, sulla vittoria. Tutto può succedere, ma i miracoli in guerra sono rari.

A Severodonetsk si sta per replicare l’Azovstal, e se succede, Slavianks e Kramatorsk sono a un passo. Oggi tre leader europei andranno a Kiev. Ai microfoni è logico aspettarsi parole gonfie di affetto e sollecitudine.

Nel mormorio, facile ci sia la necessità di tastare il polso a Zelensky, che rischia di essere colpito alle spalle dai suoi, se dovesse dare prova di realismo. Facile che ci siano premi di consolazione per un’Ucraina che accettasse, a denti stretti e in punta di fatto, non di diritto, l’amputazione di un Donbass allargato.

E noi? Sarebbe un boccone amaro, dopo tanti editoriali bellicosi, tante cronache di parte, tante conduzioni guerresche, tanta retorica dei politici: poca roba, storie paesane, da Copasir de noantri. Conterebbe di più che sarebbe premiata un’invasione, una politica di prepotenza militare: il mondo non è libero e bello, e neppure giusto. Ma forse la cosa più rischiosa è il messaggio silenzioso che arriverebbe a Pechino: si può fare. Il resto è già visto: debiti di guerra, business della ricostruzione, processi per i crimini di guerra, e una storia senza vincitori, perché stavolta abbiamo davvero perso tutti.

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2 commenti

  1. Basta cercare di dare colpe alla Russia! C’è un un solo criminale, è il governo Usa, (la UE conta zero e esegue gli ordini dei padroni americani). L’ukraina dovrà essere smenbrata come è successo ad altri stati in passato. Basta frignare.

  2. Da Kharkov ad Odessa. Putin lascerà il resto a polacchi e qualcun altro.

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