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“Non c’è popolo più stupido degli americani” Giorgio Gaber negli anni ’90 con questo memorabile monologo li aveva già descritti alla perfezione

Vi riportiamo integralmente il monologo “l’America” di Giorgio Gaber, scritto nel 1995

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A noi, ci hanno insegnato tutto gli americani, se non c’erano gli americani, a quest’ora noi….eravamo europei. Vecchi pesanti, sempre pensierosi, cogli abiti grigi, e i taxi ancora neri.
Non c’è popolo che sia pieno di spunti nuovi, come gli americani. E generosi, gli americani non prendono mai, danno danno. 
Non c’è popolo più buono degli americani. I tedeschi sono cattivi, e per questo che le guerre gli vengono male, ma non stanno mai fermi, ci riprovano, c’hanno il diavolo che li spinge, dai dai. Intanto Dio, il il tifo per gli americani, e secondo me ci influisce eh, non è mica uno scalmanato qualsiasi Dio, ci influisce, e il diavolo si incazza, stupido, prende sempre i cavalli cattivi. Già, ma non può tenere per gli americani, per loro le guerre sono una missione, non le fanno mica per prendere, tz tz tz, per dare, c’è sempre un premio per chi perde la guerra, quasi quasi conviene. Congratulazioni, lei ha perso ancora, e giù camion di caffè, a loro gli basta regalare. 
Una volta gli invasori si prendevano tutto del popolo vinto, donne religione scienza, cultura, loro no, non sono capaci. Uno vince la guerra conquista l’Europa, trova lì, una lampada liberty, che fa? Il saccheggio è ammesso, la fa sua. 
Nooooooo civilizzano loro, è una passione, e te ne mettono lì una al quarzo, tutto bianco. E l’Europa, con le sue lucine colorate, i suoi fiumi, le sue tradizioni, i violini, i valzer. Aaaaah. 
E poi luci e neon e colori e vita  e poi ponti autostrade grattacieli aerei. Chewin gum, non c’è popolo più stupido degli americani.
La cultura, non li ha mai intaccati….volutamente, si perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura, vecchia elaborata contorta. Certo, più semplicità più immediatezza, loro, creano così, come cagare.
Non c’è popolo più creativo degli americani, ogni anno ti buttano lì un film, bello anche, bellissimo, ma guai, se manca quel minimo di superficialità necessaria, sotto sotto c’è sempre l’western, anche nei manicomi riescono a metterci gli indiani, e questa è coerenza eh.
Gli americani hanno le idee chiare sui buoni e sui cattivi, chiarissime. Non per teoria, per esperienza, i buoni sono loro. E ti regalano scatole di sigari, cassette di wiskey, navi sapone libertà computer abiti usati squali…. 
A me l’America non mi fa niente bene, troppa libertà, bisogna che glielo dica al dottore, a me l’America, mi fa venir voglia di un dittatore uuuuhh. (si schiaffeggia) Si di un dittatore, almeno si vede, si riconosce. 
Non ho mai visto qualcosa che sgretola l’individuo come quella libertà lì, nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro.
Come sono geniali gli americani, te lo mettono lì. La libertà è alla portata di tutti, come la chitarra, ognuno suona come vuole, e tutti suonano come vuole la libertà.

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Un commento

  1. Per la cronaca: gli indiani in manicomio è una citazioni di: qualcuno volò sul nido del cuculo…

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