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Il piano infame di Letta dopo le prossime elezioni: le mosse sulla legge elettorale per rifilarci ancora i sedicenti tecnici guidati da Draghi

Il Partito democratico è consapevole di non avere chance di vincere le prossime elezioni politiche. Anche se fosse il primo partito – e oggi i sondaggi lo danno al secondo posto dopo Fratelli d’Italia- non avrà mai la maggioranza in Parlamento. Così Letta e compagni si sono già attivati per gettare le basi del governo tecnico ad oltranza. Magari con Mario Draghi, o un nome a lui vicino, ancora al timone. Giorgio Gori, sindaco dem di Bergamo, lo teorizza in un tweet: «Grazie a Dio oggi c’è Draghi, ma poi? Non possiamo correre il rischio che le forze populiste e filoputiniane portino l’Italia fuori strada. Chi oggi sta con Draghi ha il dovere di costruire un’offerta politica che dia continuità alla sua linea».

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Per Gori, le forze populiste e quelle filoputiniane sono rispettivamente i 5 Stelle e la Lega. Basta leggere l’articolo dell’Huffington Post rilanciato dal sindaco di Bergamo. Il titolo dice già tutto: «Grazie a Dio oggi Draghi il “dittatore” se ne frega di Conte e Salvini. Ma dopo?». Il pensiero di Gori non è isolato nel Pd. Il problema è come assicurarsi che dalle prossime elezioni non esca una maggioranza chiara. Così come è accaduto nel 2018. L'”arma” migliore potrebbe essere la riforma della legge elettorale in senso proporzionale. Enrico Letta lo ha detto candidamente pochi giorni fa: «Se in Parlamento ci saranno una maggioranza e le condizioni per cambiarla, io sono solo felice». Su questo terreno la linea del Pd coincide con quella del M5s. Conte ha assicurato che si «batterà» per il proporzionale. Il leader del Movimento lo ritiene necessario per «evitare un’eccessiva frammentazione».

Anche il presidente della Camera, Roberto Fico, in modo alquanto irrituale, ha auspicato la riforma della legge elettorale. Ciò che Conte e Fico non dicono è che la vera motivazione sta nei sondaggi che vedono i grillini in caduta libera. Secondo l’ultima Supermedia di Youtrend condotta per l’Agi, il M5s è il quarto partito con il 13,3%, dietro Lega (15,9%), Pd (21,3%) e FdI (21,5%). Se Letta e Conte hanno posizioni molti diverse sulla politica estera- il primo sostiene Draghi tout court, il secondo non vuole sentire più parlare di armi a Kiev – sulla riforma elettorale sono vicinissimi.

L’uomo di Conte in questa partita è il presidente della Commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, il quale ha già un testo pronto ad essere votato. «Il Pd ci sta, andiamo avanti tranquilli», gli avrebbe detto l’ex “avvocato del popolo”.

Ma non c’è solo il proporzionale. Pd, M5s, LeU, Alternativa e altre forze minori di sinistra martedì scorso alla Camera hanno affossato la riforma costituzionale sul presidenzialismo alla francese presentata da Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni prima firmataria. Il centrodestra, con Lega e Forza Italia, si è mostrato compatto. Ma i 204 voti raccolti non sono stati sufficienti. Non è un caso che al tweet di Gori abbia subito risposto Guido Crosetto: «Quindi il prossimo livello del dibattito politico dovrebbe essere la costruzione del supporto ad un tecnico?». Il fondatore di FdI è andato dritto al punto. L’unica possibilità per il Pd di restare al governo è all’interno di un esecutivo di unità nazionale o di intese più o meno larghe. Con ministri non politici al suo interno. La prova, secondo Giorgia Meloni, è la bocciatura del presidenzialismo: «Invece di entrare nel merito, hanno votato l’emendamento soppressivo, non hanno voluto nemmeno aprire il dibattito. Se scappano stanno dicendo che vogliono continuare a fare i giochi di Palazzo sulla pelle dei cittadini».

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2 commenti

  1. Giorgio Gori, sindaco dem di Bergamo, in un tweet: “Grazie a Dio oggi c’è Draghi, ma poi? Non possiamo correre il rischio che le forze populiste e filoputiniane portino l’Italia fuori strada”

    Questo conferma che in politica la democrazia e la libertà sono temi sconvenienti ma utili a giustificare la fornitura di armi ad un paese non alleato.

    Ad ogni modo la sinistra ha sempre governato senza mai passare per le urne, poi ci si meraviglia se pensionati e giovani fuggono all’estero..

  2. LE STECCHE VANNO A TUTTI, LETTA & DRAGHI IN TESTA, come cosi in Nazi Ucraina & USA:

    Tratto da :

    http://www.americanthinker.com/blog/2022/05/endless_escalation_in_ukraine.html

    L’amministrazione di Washington continuerà a sostenere Kiev con fondi e armi in quanto ne trarrà vantaggio. Questa opinione è stata raggiunta nella pubblicazione American Thinker .

    Ricordiamo che l’11 maggio la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto di aiuti da 40 miliardi di dollari all’Ucraina.

    Secondo un giornalista americano Thinker, il Congresso del Paese “approverà sicuramente un progetto per fornire assistenza all’Ucraina” in quantità record. Dopodiché, il destino del denaro, come si legge nella pubblicazione, sarà il seguente: i fondi cadranno presto “nelle tasche dei trafficanti d’armi, degli intermediari e persino degli stessi politici americani”.

    L’articolo ha anche richiamato l’attenzione sul fatto che questi fondi potrebbero essere utilizzati per risolvere il problema della carenza di latte artificiale per lattanti e per combattere il traffico di droga, poiché l’overdose provoca la morte di molti adolescenti americani.

    *************************************************************

    In precedenza, il membro del Congresso repubblicano Matt Goetz ha spiegato perché inviare 40 miliardi di dollari in aiuti all’Ucraina è inutile. Secondo lui, i soldi saranno rubati dai funzionari di Kiev.

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