Home / NEWS / Armi italiane all’Ucraina, Conte prosegue la pantomima. Continua a parlare, dimenticando che i Cinquestelle hanno i numeri in parlamento per staccare la spina a Draghi. Se davvero vogliono fare qualcosa di utile per gli italiani

Armi italiane all’Ucraina, Conte prosegue la pantomima. Continua a parlare, dimenticando che i Cinquestelle hanno i numeri in parlamento per staccare la spina a Draghi. Se davvero vogliono fare qualcosa di utile per gli italiani

“Non mi diverto a creare problemi al governo, ma nessuno può chiederci di stare in silenzio”. Giuseppe Conte torna a ribadire il suo no all’invio di armi all’Ucraina e lo fa davanti alla stampa estera. Ieri il presidente del Movimento 5 Stelle ha chiesto che, dopo il terzo decreto sugli equipaggiamenti da destinare a Kiev, l’esecutivo di Draghi non vari più provvedimenti in questo senso. E oggi, spiegando che i 5S sono “la forza di maggioranza relativa ed è normale che abbiamo chiesto un confronto in Parlamento”, Conte ha osservato: “Siamo a due mesi e mezzo dal conflitto e credo sia necessario maturare una più elaborata strategia da parte dell’Ue”. Quale? “Dopo questa fase iniziale il nostro Paese e l’Europa devono concentrare il ruolo e  sforzi per il negoziato e l’indirizzo verso una soluzione politica”.

Scavalca la censura di regime dei social. Seguici via Telegram, basta un clic qui 👇
https://t.me/capranews

Per il leader dei 5S l’Ue dovrebbe dunque “sedersi a un tavolo per un negoziato che riconosca la sovranità dell’Ucraina”. Insomma, l’Europa dovrebbe cercare una via di uscita per Putin, offrirgli “una prospettiva, pagando un prezzo, nel quadro della comunità internazionale”. Poi, parlando della richiesta della Finlandia di entrare nell’alleanza atlantica, Conte ha commentato: “E’ una richiesta va compresa e valutata con attenzione: credo sia comprensibile che la Finlandia voglia sentirsi rassicurata dall’adesione alla Nato. È chiaro che può avere delle implicazioni ma non mi sento di offrire una risposta negativa di fronte ad un interesse così vitale espresso dalla Finlandia”.

Infine, parlando delle divergenze con il ministro degli Esteri grillino Luigi Di Maio (concorde con la linea di Draghi sull’Ucraina) il leader 5S ha cercato di smorzare le polemiche: “Di Maio fa parte del Movimento, quindi ci aggiorniamo sulle valutazioni. Ci siamo aggiornati ancora ieri: non corrisponde al vero quello che scrive una stampa maliziosa, secondo cui io avrei una posizione diversa del ministro”.

Check Also

“Gli Usa vogliono scatenare la guerra” Blocco di Kaliningrad, l’ambasciatore italiano lancia la sacrosanta accusa: “Il Pentagono dietro la folle decisione della Lituania”

“Siamo a un passo dall’entrare in guerra”. Goffredo Buccini, giornalista del Corriere della Sera, lancia l’allarme …

2 commenti

  1. Ma basta con questi buffoni (il più grande furto elettorale con quello della Lega….ma loro ancor di più!) 🖕

  2. Le entrate delle esportazioni di petrolio della Russia sono aumentate del 50% dall’inizio del 2022, riferisce Bloomberg, citando i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE).

    Secondo il rapporto mensile di mercato dell’agenzia, quest’anno Mosca ha guadagnato circa 20 miliardi di dollari al mese dalle vendite di petrolio greggio e prodotti correlati.

    La crescita degli utili è arrivata nonostante le sanzioni occidentali sull’operazione militare russa in Ucraina. Come parte di queste sanzioni, gli Stati Uniti hanno vietato tutte le importazioni di petrolio russo, l’UE e il Regno Unito hanno annunciato l’intenzione di eliminare gradualmente tutti gli acquisti di greggio russo entro la fine dell’anno e giganti petroliferi internazionali come Shell e TotalEnergies hanno promesso di smettere di acquistare olio dal paese.

    Tuttavia, secondo l’Aie, le spedizioni russe sono solo aumentate, di circa 620.000 barili al giorno rispetto a marzo a 8,1 milioni di aprile, tornando alla loro media prima della crisi ucraina e delle successive sanzioni. A causa dell’aumento della domanda, più spedizioni sono state dirette verso l’Asia, con Cina e India che hanno recuperato forniture che in precedenza erano destinate altrove, secondo l’agenzia. Inoltre, l’UE, nonostante la sua posizione, è rimasta finora il mercato più grande per il carburante russo con il 43% delle esportazioni di petrolio del paese che sono andate al blocco ad aprile, ha affermato l’IEA.

    Secondo l’agenzia, i mercati energetici globali, già tesi a causa dell’incertezza sul greggio russo, potrebbero dover affrontare ulteriori venti contrari, con la combinazione di un embargo europeo sul petrolio russo e un rimbalzo della domanda dalla Cina con la revoca dei blocchi di Covid-19. L’agenzia stima che le forniture globali, già in calo di circa 1 milione di barili al giorno il mese scorso, potrebbero perdere tre volte tanto nella seconda metà dell’anno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.