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Torture e fosse comuni a Makarev? I giornaloni hanno cavalcato una fake di regime. Quando si è scoperta la verità nessuno ovviamente ha rettificato

di Andrea Giustini per L’indipendente

La notizia che a Makariv, paese vicino Kiev, sarebbe stata scoperta una fossa comune con 132 corpi di civili, prima torturati e poi giustiziati dai russi, è una bufala. Probabilmente, nasce da fraintendimenti delle dichiarazioni di Vadim Tokar, sindaco di Makariv. Oppure dalla confusione con altre notizie, ad esempio quelle su Buzova. Vediamo brevemente cosa è stato scritto dai media italiani e perché non corrisponde al vero. 

Il Sole 24 Ore ha titolato: “Ucraina: fossa comune vicino a Kiev. Eccidio a Makariv”. Nel testo del pezzo, molto breve, si dice che 133 persone sarebbero state torturate e uccise dai russi. Una cosa simile avviene ad esempio su La Stampa. In “Guerra Russia-Ucraina: 133 civili torturati e uccisi”, si parla del “nuovo orrore” di 133 civili di cui “molti trovati in fosse comuni”: anche qui sarebbero stati torturati e poi uccisi. Così è stato narrato a destra e manca, anche in televisione. In sostanza l’idea passata è che i russi abbiano recentemente lasciato il paese di Makariv, e che prima di farlo, in una sorta di macabra vendetta, abbiano torturato, giustiziato e infine gettato in una grande fossa comune ben 132 innocenti, in modo simile a come sarebbe successo a Boucha. Ma le cose non stanno così.

La prima cosa da dire è che i russi non se ne sono andati da un paio di giorni ma da quasi un mese. Già il 22 marzo scorso fonti ucraine informavano che la zona di Makariv era di nuovo in mano alle forze giallo-blu. Tuttavia da quel momento e fino a pochi giorni fa, la situazione nel paese è stata piuttosto critica. A causa dell’occupazione russa subita, sono mancati i rifornimenti di energia, acqua e viveri. In particolare le comunicazioni erano impossibili, e tutt’ora sono state solo parzialmente ripristinate. È per questo che il sindaco del paese, Vadim Tokar, ha potuto riferire solo da poco quale fosse l’effettivo stato di Makariv.

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L’8 aprile, in diretta presso TV 1+1, ha parlato per la prima volta del ritrovamento di 133 persone. Sono decedute nel corso degli attacchi, che non si sono arrestati con la dipartita dei russi, e sono state ritrovate nell’arco di 20 giorni di ricerche e soccorsi. Soprattutto, non si trovavano tutte assieme all’interno di una o più fosse comuni. Si riporta qui un passaggio del suo intervento, preso e tradotto da una fonte ucraina: «Queste – le 133 persone – sono quelle che abbiamo trovato in superficie, il numero di persone sepolte da vicini e parenti nel proprio giardino o cortile: non conosciamo ancora il numero esatto delle vittime».

Solo alcune di queste persone avrebbero segni compatibili con forme di tortura, ma la cosa non è ancora stata accertata: sono in corso indagini. Francesca Mannocchi, giornalista italiana a Kiev, ha potuto verificare di persona quale fosse la situazione a Makariv. In collegamento presso La7 ha infatti chiarito che nel paese non vi è alcuna fossa comune, che i 132 corpi sono stati ritrovati nell’arco di molti giorni, e che le presunte torture, riguardanti solo alcuni individui, sono ancora un’ipotesi.

«Questa mattina ci siamo svegliati con la notizia di una presunta fossa comune a Makariv, e del ritrovamento di 132 corpi uccisi e torturati […]. Siamo dunque andati a Makariv a verificare questa notizia. Tenete conto che Makariv è stata dichiarata libera dalle forze di occupazione russa il 22 di marzo […] A Makriv non c’è nessuna fossa comune, non esiste alcuna fossa comune né scavata dagli ucraini né dai russi. Il sindaco Vadim Tokar ha dichiarato che questi 132 corpi sarebbero stati trovati in 20 giorni quasi, da quando la città è stata dichiarata liberata. Che ci sarebbero alcuni corpi su ci si sta indagando perché presenterebbero segni di tortura, ma non sono stati trovati 130 corpi tutti insieme, torturati e vittime di esecuzione. Questo non corrisponde alla realtà».

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