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È il primo politico deceduto per le conseguenze del covid: meno male che il vaccino salva la vita

E’ morto all’età di 62 anni, Eugenio Minasso, ex deputato e già leader di Alleanza Nazionale a Imperia. Era ricoverato dal 7 settembre all’ospedale San Martino di Genova dove lottava contro alcune complicazioni del Covid dal quale era guarito. Nel 2000 entrò in Consiglio regionale ligure al fianco del presidente Sandro Biasotti, nell’aprile del 2008, venne eletto parlamentare con il Pdl: fece parte di due commissioni, “Politiche dell’Unione Europea” e “Attività produttive, commercio e turismo”. Alle scorse elezioni amministrative di Imperia appoggiò la candidatura di Claudio Scajola e la figlia Roberta venne eletta consigliere comunale nella lista civica “Obiettivo Imperia”.

“Ho appreso con profondo dolore della scomparsa di Eugenio Minasso. Ho seguito da vicino, con grande sofferenza personale, gli sviluppi della sua malattia nelle ultime settimane, sperando che potesse uscirne grazie alla determinazione che lo ha sempre contraddistinto”. Così il sindaco di Imperia, Claudio Scajola ricorda l’ex deputato del Popolo delle Libertà.
“Eugenio Minasso è stato deputato di questo territorio e a questo territorio, nei diversi ruoli, ha dedicato la sua vita con impegno e passione. Lo ricordo per la sua franchezza e la voglia costante di confrontarsi e di cercare nuove sfide.
Desidero esprimere, a nome della Città tutta, parole di conforto alla moglie Marcella, ai figli Pietro e Roberta, e a tutti i suoi cari”, aggiunge Scajola.

Cosi il politico consigliava lo scorso agosto di vaccinarsi

tratto da Sanremo news

Minasso ci ha raccontato quanto ha vissuto negli ospedali e, soprattutto, nel reparto di rianimazione: “Ho visto quanto accade nel reparto e posso solo dire che a medici e infermieri deve essere data una medaglia al valor civile per quanto fanno. Sono davvero straordinari in qualsiasi reparto ma, nella rianimazione ho visto un trattamento eccezionale. Cose commoventi, con il personale che oltre alle cure, ‘somministrano’ calore umano a chi è intubato. Parlano con i pazienti, diventando con loro una persona sola e cercando di farli tornare alla vita. Mentre ero in rianimazione ho visto uno dei pazienti riprendersi ed è stata una emozione forte”.

Per terminare, dopo il suo scetticismo iniziale, consiglierebbe il vaccino: “Nella media lo consiglierei, anche perchè non c’è altro da fare al momento. I primi tempi volevo capire un po’, ma successivamente avevo comunque deciso di farlo. Sono andato per farmi la dose, ma mi stavano facendo AstraZeneca ad aprile, proprio nel momento in cui sono emersi i diversi problemi riscontrati in Italia e nel mondo. Ho preferito attendere e, con la squadra, abbiamo deciso di farlo ad agosto. Ora sono decisamente a favore e soprattutto per gli altri ma, attenzione, più volte anche qui al San Martino mi hanno detto che la cosa principale è fare una vita sana. I problemi più gravi, ma lo sappiamo da tempo, arrivano per chi ha delle patologie che, magari, non si conoscono”.

Spesso si sente parlare delle possibili cure del Covid e, ovviamente, anche dei cosiddetti ‘No vax’. Cosa ne pensa? “Sulle cure, anche dopo essermi forzatamente documentato in ospedale, posso dire a chi sostiene che il vaccino sia sperimentale, che anche le cure monoclonali (seppur efficaci) sono ancor più sperimentali. E allora cosa diventeranno i contestatori, de ‘No mono clonali’? Sicuramente si vaccineranno anche mia moglie e i miei figli ma, in generale, consiglio a tutti e soprattutto a chi è a rischio, di vaccinarsi. Certo, ci fosse qualcos’altro ma non c’è nulla. Purtroppo ci sono le varianti e queste si insediano nei nostri corpi. Ora dico a tutti: vaccinatevi!”

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