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Personale medico dell'ospedale San Paolo di Milano effettua un tampone ad un paziente affetto da Covid19 e dimesso. L'esame viene effettuato all'esterno del nosocomio direttamente dall'auto paziente. Milano 29 Aprile 2020. ANSA / MATTEO BAZZI

Israele, così strumentalizzano il maxi-focolaio tra vaccinati: invece di ammettere che non funziona, lo strumentalizzano per propagandare la terza dose

Un focolaio importante all’ospedale di Israele. È accaduto nonostante l’uso delle mascherine e dei vaccini contro il coronavirus. Il caso del Meir Medical Center secondo lo studio pubblicato dall’Eurosurveillance, la rivista europea sulla sorveglianza, l’epidemiologia, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, è emblematico. Tutto è accaduto quando un anziano paziente in dialisi ha contratto il Covid-19 senza però essere testato. L’uomo ha contagiato altre 41 persone tra pazienti, personale ospedaliero (che indossava la mascherina) e familiari. Di questi 39, ossia il 96 per cento, erano completamente vaccinati da oltre cinque mesi.

L’indagine non smentisce l’efficacia dei vaccini, perché come spiega a soffrire di più sono stati i pazienti anziani, ospedalizzati e con malattie pregresse mentre medici e infermieri, più giovani, sono rimasti per lo più asintomatici. “Nonostante la popolazione esposta al virus fosse altamente vaccinata l’infezione si è diffusa molto rapidamente – scrivono gli autori – e molti casi sono diventati sintomatici entro due giorni dall’esposizione, con carica virale elevata”. Da qui il sospetto che “la ragione principale dell’aumento dei casi di Covid-19 in estate può essere attribuito alla diminuzione dell’immunità e una terza dose di vaccino, 5 mesi dopo la seconda dose, potrebbe comportare un’inversione di tendenza in particolare negli individui con fattori di rischio per Covid-19 grave“.

Ma c’è anche un’altra soluzione che potrebbe fare la differenza: si tratta dei filtri HEPA. A confermare la loro efficienza una ricerca descritta su Nature. Quest’ultima ha descritto le conseguenze dell’applicazione dei dispositivi in un reparto Covid e in un’unità di terapia intensiva dell’ospedale inglese di Cambridge. Qui per due settimane sono rimasti accesi e per altre due sono rimasti spenti. Il risultato? Raccolti i campioni d’aria nei due reparti è emerso che nel reparto generale sono state trovate particelle Sars-CoV-2 quando il filtro era spento, ma non quando era acceso. Non sono invece state trovate molte particelle infettive in terapia intensiva, anche con filtro spento. Il motivo? Per gli esperti ci potrebbe essere una replicazione virale più lenta nelle fasi successive della malattia: per questo le misure per eliminare il virus dall’aria potrebbero essere più utili nei reparti piuttosto che in terapia intensiva.

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