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Green Pass, dopo i portuali di Trieste la lettera aperta degli autisti di Roma: così ci stiamo organizzando in tutte le città

riceviamo e pubblichiamo

“Spettabili cittadini romani, Vi scriviamo in rappresentanza di un nutrito gruppo di lavoratori autoferrotranvieri di Roma, organizzati spontaneamente in seguito all’infausta estensione dell’obbligatorietà della certificazione verde (green pass) per tutte le categorie di lavoratori, dal 15 ottobre. Il green pass è uno strumento che va a colpire non solo la base della nostra Costituzione ossia l’articolo 1, il diritto al lavoro, ma anche alcuni tra i diritti fondamentali dell’uomo: il Trattato di Lisbona in cui si afferma che è vietata la discriminazione per sesso, razza, colore della pelle, religione, opinioni politiche e qualsiasi altra natura.
La legge europea 953/2001 che recita “è necessario evitare la discriminazione tra vaccinati e chi decide autonomamente di non vaccinarsi”. Perché dunque, un individuo che sceglie di non sottoporsi ad un trattamento sanitario per varie ragioni personali deve essere ricattato e privato del diritto al lavoro? Ci chiamano no vax ma noi non siamo contro la vaccinazione, tra di noi infatti ci sono persone vaccinate.
Il principio che ci unisce e che ci spinge a scrivere è l’uso improprio e discriminatorio che si sta facendo di questa carta verde. Durante la prima fase della pandemia, mentre tutta l’Italia subiva il primo lockdown, nell’incertezza di cosa sarebbe potuto accadere, il trasporto pubblico non si è mai fermato perché noi lavoratori con grande senso del dovere, della responsabilità e profondo rispetto verso l’azienda e i cittadini, abbiamo svolto il nostro lavoro quotidianamente, con mezzi di protezione di fortuna.
Siamo persone che negli ultimi mesi hanno visto i loro diritti rosicchiati giorno dopo giorno, persone vessate dai colleghi, emarginate da amici e parenti, per una scelta che alla fine una scelta non è. Abbiamo subìto di tutto, ci siamo sentiti soli, emarginati, arrabbiati.
Il Papa lo scorso 1 Maggio disse: “A nessuno manchi il lavoro, la dignità e la giusta retribuzione”. Che cosa è cambiato da quel 1 maggio? La colpa in primis è la nostra. Perché quando ci hanno tolto la socialità, abbiamo accettato. Perché quando è toccato ai medici, abbiamo guardato. Perché quando è stata la volta degli insegnanti e delle Università, abbiamo aspettato.
Ora tocca a noi, non è più tempo di accettare. In altri tempi l’errore fu proprio quello: pensare che prima o poi sarebbe finito tutto, stare buoni ad aspettare che qualcun altro agisse al nostro posto. Non è più tempo delle deleghe, ora è tempo di agire. Una volta che si accetta di delegare allo Stato quando e come poter usufruire dei nostri diritti fondamentali, non si torna più indietro.
Quello che stiamo facendo è ogni giorno più strabiliante, stiamo unendo la categoria autoferrotranvieri a livello nazionale, abbiamo già contatti con Lombardia, Friuli, Veneto, Toscana, Liguria. Vorremmo crescere ancora di più e cercare altre persone della nostra categoria e non, per intraprendere un percorso conoscitivo del DL 127 e prendere coscienza dei nostri diritti inviolabili. È stato difficile trovarci perché chi ha scelto di non sottostare a questi ricatti spesso si nasconde per non avere problemi.
Questa volta siamo stati noi a dover “stanare” il collega che non accetta il lasciapassare. È stata un’espansione nata dal passaparola, non potendo usare i canali social del mainstream, soggetti a censura e a continui attacchi da parte dei long-term green pass owner. È bellissimo, in questo momento così buio, poter scorgere il nostro arcobaleno. Anche se mai nelle nostre vite avremmo pensato di dover lottare per la Libertà”.


Lettera aperta degli autoferrotranvieri di Roma

Pietro Ratto – BoscoCeduo.it

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