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“Mi serviva per fare le pulizie” Droga dello stupro, arrestata la sorella di Ornella Muti

Giulio De Santis per il “Corriere della Sera”

Claudia Rivelli, la sorella di Ornella Muti, è stata arrestata con l’accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Ieri l’attrice, 71 anni, è stata portata al Palazzo di giustizia per la convalida del provvedimento davanti al giudice Valentina Valentini: era finita in manette mercoledì nella sua abitazione in via della Camilluccia dove, nel corso di una perquisizione, la Polaria di Fiumicino aveva rinvenuto tre flaconi con un litro di Gbl, la cosiddetta «droga dello stupro».

A difenderla in aula è stato l’ex marito, l’avvocato Paolo Leone, figlio dell’ex presidente della Repubblica Giovanni Leone. L’attrice, vestita con una camicetta gialla in seta e pantaloni beige, si è difesa dicendo di ignorare che il liquido nei flaconi fosse stupefacente. «È un prodotto che utilizzo per pulire gli oggetti d’argento di casa», ha detto alla giudice la Rivelli, comparsa come attrice in un solo film nel 1969 mentre la sua carriera si è sviluppata come protagonista di fotoromanzi.

Poi ha sostenuto che un flacone doveva spedirlo al figlio Giovanni, che vive e lavora a Londra. Il magistrato, dopo aver convalidato l’arresto, ha disposto il suo ritorno in libertà senza condizionarlo ad alcuna misura restrittiva della libertà personale in virtù del fatto che non aveva precedenti penali. Il pubblico ministero Mario Pesci aveva invece chiesto la detenzione domiciliare. L’arresto è stato disposto a conclusione di un’inchiesta iniziata tre mesi fa sul traffico di Gbl.

Sostanza per la quale era già finito in carcere a Milano lo scorso 25 agosto l’attore Ciro Di Maio. A condurre le indagini, la Polaria dell’aeroporto romano, dove da tempo si seguono le tracce di flaconi della «droga dello stupro» spediti dall’estero all’interno di pacchi studiati ad hoc. Ed è stata una di queste confezioni che ha messo in allarme gli agenti. Il pacco, prelevato da un corriere ignaro del contenuto, è stato portato inizialmente nell’abitazione della madre della Rivelli, Ilse Renate Krause, scultrice di origini estoni morta il 16 ottobre del 2020 all’eta di 91 anni.

Da questo appartamento, un secondo corriere, anche lui all’oscuro del contenuto, il giorno dopo l’ha trasportato nella casa dove abita la sorella di Ornella Muti. La polizia, a quel punto, ha ottenuto un mandato di perquisizione per l’abitazione della Rivelli, dove è stato trovato lo stupefacente. Agli agenti lei ha subito detto che uno dei flaconi lo avrebbe spedito in giornata al figlio Giovanni. Specificando che il nipote dell’ex presidente della Repubblica utilizza il liquido per lavare la macchina a Londra.

«Io invece lo uso per pulire casa», ha ribadito Claudia Rivelli, molto provata dalla notte trascorsa in cella. Che non si tratti tuttavia di detergenti ma di «droga dello stupro» è stato confermato da una consulenza disposta dalla Procura prima dell’inizio del processo. La giudice ha domandato all’attrice se fosse il figlio Giovanni a fare uso di stupefacenti.

«Lo escludo», ha risposto seccamente la Rivelli. Che ha aggiunto un singolare dettaglio in questa storia: «È stata mia madre a scoprire questi detersivi…». È una versione credibile oppure è un estremo tentativo di difendersi? Dopo la convalida dell’arresto, il processo è stato fissato per febbraio. La Rivelli ha scelto di essere giudicata con rito ordinario.

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