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L’ignoranza cosmica della Carfagna: cosa arriva a dire la parassita di Forza Italia per difendere i provvedimenti infami di Draghi

Non so se ce ne stiamo rendendo conto, ma oramai in Italia imperversa una sorta di surreale religione sanitaria la quale, come tutte le religioni che si rispettino, ha i suoi dogmi e i suoi sacerdoti. Questo cupo pensiero, che alberga nella mia mente fin dall’inizio della pandemia di Sars-Cov-2, si è ulteriormente rafforzato negli ultimi giorni nei quali, sui temi caldi del green pass –che sarebbe meglio definire lasciapassare – e dell’obbligo vaccinale, si sta scatenando una caccia mediatica a chiunque dissenta o manifesti dubbi e perplessità, etichettandolo come untore no vax.

Il clima è talmente esasperato che sembra di assistere ad una anacronistica disputa tra cattolici e luterani o tra guelfi e ghibellini. E così come è storicamente sempre accaduto in questi frangenti, si usano i dogmi del momento come clave per tacitare il dissenso e per il proprio tornaconto politico, economico e professionale.

Ovviamente tra tali dogmi il più usato e abusato è quello scientifico, o pseudo scientifico per meglio dire, con cui i depositari politici e sanitari della verità stanno dividendo in due la società: da una parte la maggioranza degli ortodossi, che accettano tutto e non hanno dubbi, e dall’altra parte l’esigua minoranza di eretici che, come accennato all’inizio, osano avere dubbi e perplessità.

Esempio preclaro di una simile tendenza l’ha offerta in questi giorni Mara Carfagna, esponente forzista dalle poche idee ma piuttosto confuse. Esprimendo una evidente critica alla Lega di Salvini, rea – insieme a Fratelli d’Italia – di strizzare l’occhio ai critici del regime sanitario, l’ex showgirl ha lanciato il suo anatema dalle pagine del Corriere della Sera: “Il mio centrodestra crede nei vaccini e nella scienza. Il vaccino non è una camicia di forza, è l’unica soluzione per uscire dall’incertezza. Il green pass è l’unico strumento per riconquistare spazi di libertà. Come si fa a parlare di dittatura sanitaria di fronte al sacrificio enorme di vite umane e alla limitazione pesantissima delle libertà che il virus ci ha imposto? La politica deve affidarsi alla scienza, non a fake news e cattiva informazione, perché la sola alternativa è un nuovo lockdown.”

Questo in sintesi l’allucinante messaggio che la Carfagna manda alla sua coalizione, in cui si nota un formidabile condensato di tutte le aberrazioni che abbiamo finora subìto: il virus, e non i decisori politici,  responsabile di tutte le restrizioni fin qui imposte; i morti quale giustificazione di qualunque limitazione costituzionale delle nostre liberta e, ultimo ma non meno importante,  il tema della scienza usato come una mazza chiodata per colpire chiunque provi solo ad alzare il ditino per segnalare lo scempio di una democrazia in cui il dibattito è stato praticamente messo al bando.

Proprio sul valore più che abusato della scienza, assai significative appaiono ancora oggi le parole di Carlo Rovelli, prestigioso studioso italiano di fisica teorica, pronunciate nell’ottobre dello scorso anno in una intervista rilasciata all’Huffington Post: “Come sosteneva Galilei, la scienza procede per tentativi ed errori. Non bisogna confondere la scienza con la faccia di alcuni scienziati che vanno in televisione o si fanno intervistare per esprimere opinioni che di fatto sono opinioni politiche su argomenti roventi. La scienza funziona per discussione e formazione del consenso attraverso la discussione.”

Parole importanti, parole che pesano molto in un momento di così grande paura e disorientamento generale. Parole che andrebbero fatte ascoltare alla signora Carfagna, insieme ad un dato piuttosto significativo presente nell’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità, pubblicato lo scorso 3 settembre. In questo documento si legge che tra i decessi di agosto, attribuiti al Covid-19 tra gli over 80, il 48,9% hanno interessato soggetti vaccinati, in gran parte – il 44,7% – con doppia dose.

Ora, sarebbe interessante sapere se la scienza a cui fa riferimento il ministro per il Sud e la Coesione territoriale è la stessa che ispira il suo collega di governo Roberto Speranza, che come è noto ha più volte sostenuto che la guerra contro il Covid-19 finirà quando non ci saranno più morti. Se così fosse per raggiungere codesto insensato obiettivo non basterebbe vaccinare tutti, compresi i nascituri, neppure una volta al mese. Ma guai a dubitare del dogma sull’infallibilità dei vaccini. Si rischia di venire marchiati come negazionisti con l’inchiostro indelebile.

Claudio Romiti per nicolaporro.it

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