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Effetti collaterali, censurati persino i dati per ufficiali! Così i social impediscono persino la comunicazione dei dati Aifa

Pioggia di ban sul gruppo “Danni Collaterali”. Oscurati foto e link dell’Aifa

Cosa succede se si cerca di condividere sul proprio profilo o su un gruppo Facebook un documento dell’Aifa (l’Agenzia italiana del Farmaco) in cui si evidenzia il dato dei decessi classificati ufficialmente come “danni collaterali dei vaccini”? Presto detto. Nel giro di pochi minuti ecco scattare la censura virtuale, che interviene puntuale a bloccare un contenuto che, pure, non sembra in realtà violare nessuno degli standard del social network più popolare al mondo. La conferma di quanto sia sufficiente una minima imprecisione per vedersi cancellare i propri post, se contrari al pensiero dei virologi-santoni.

Pioggia di ban sul gruppo "Danni Collaterali". Oscurati foto e link dell'Aifa

L’episodio ha visto come protagonista un utente, Nicola, reo di aver pubblicato un post in cui scriveva: “Mi permetto di segnalare questo documento che fornisce in maniera molto chiara numeri interessanti tra i quali il fatto che, tra l’inizio della campagna di vaccinazione e il 27 luglio scorso, ci sono stati esattamente 498 decessi classificati come danno collaterale da vaccino Covid”. Il contenuto del post, però, è stato poco dopo oscurato da Facebook.

Il messaggio era stato pubblicato sul post “Effetti colletareli”, che nasce per raccogliere esperienze in merito ai vaccini e alle possibili conseguenze della somministrazione. Un post che conteneva, in effetti, un errore: l’utente ha sommariamente parlato di 498 casi di decessi legati alla campagna di vaccinazione e quindi classificati come “danni collaterali del vaccino”, quando in realtà soltanto il 2,4% di queste morti è direttamente collegabile ai farmaci: “Il 59,9% degli episodi non è correlabile, il 33,2% indeterminato, il 4,5% inclassificabile per mancanza di informazioni”. Per alcuni casi, quindi, le indagini sono ancora in corso e non è possibile al momento trarre conclusioni certe. A far riflettere è però il fatto che addirittura una foto con rimando al sito dell’Aifa sia finita oscurata da Facebook.

Piu logico sarebbe, infatti, lasciare che gli utenti possano leggere il contenuto, proveniente da una fonte attendibile come l’Aifa, e analizzare da soli i dati. L’intervento immediato per oscurare il collegamento, invece, conferma quanto pericoloso sia esprimere oggi opinioni diverse da quelle della stampa mainstream. Il gruppo, tra l’altro, è stato oggetto della censura di numerosi contenuti col passare delle settimane. Come le segnalazioni di utenti sulle conseguenze della vaccinazione riscontrate nei rispettivi parenti. Una signora che pubblicava immagini della vasculite insorta nella madre dopo la somministrazione, per esempio, si è vista oscurare le immagini. Questioni di sensibilità? Macché, “disinformazione” secondo Facebook.

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Un commento

  1. Carmine Andrea Caruso

    Fb mi blocca continuamente per 30 giorni ogniqualvolta pubblico contro gli scornacchiati

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