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Lutto nel mondo del calcio: è mancato Francesco Morini, storica bandiera della Juventus degli anni ’70

TORINO – Morgan era il suo soprannome piratesco, gliel’aveva cucito addosso Vladimiro Caminiti. E Francesco Morini era davvero un bucaniere dell’area di rigore, quel galeone che i nemici raramente riuscivano a depredare. “Non ero tecnico, però mi arrangiavo con altro”. Si arrangiava sì. Il dittico che compose con Scirea era una pala d’altare: il biondo cattivo e il bruno elegante, un meccanismo perfetto.PUBBLICITÀ

Se n’è andato a 77 anni in questa lunga stagione di maledetti addii, di pezzi di terra che si staccano da continente.  Francesco era un pisano arguto ed elegante, ed era un uomo grande e grosso, un uomo bellissimo. I suoi occhi chiari e la sua chioma bionda parevano essere precipitati tra noi dal grande Nord, il contrasto non era da poco al cospetto dei Cuccureddu, Gentile, Furino, Anastasi, i visi di una Juve “terrona” che aveva l’aspetto di chi montava automobili per il suo padrone, quegli operai della Fiat che l’amavano come una mamma.

Chiuso in Nazionale (solo 11 presenze) da stopper forse più completi di lui, Morini non ne soffrì troppo anche se i 5 scudetti bianconeri non bastarono a farlo diventare uno degli juventini della storica colonna azzurra: i cittì la pensavano diversamente. Ma lui sempre tonico e tosto. Ci scherzava e lavorava per limare i difetti, per diventare l’incubo dei centravanti ai quali comunque portava via il pallone, con le buone o con le cattive, di più con le cattive. L’unico, grande rimpianto della sua carriera si chiamava Cruyff: Morgan lo marcò nella finale della Coppa dei Campioni 1973, e comunque l’olandese non riuscì a segnare. Però era il più grande giocatore del mondo, e Francesco dovette affrontarlo con la tallonite. Gli fecero un paio di iniezioni e via, ma quell’Ajax stava cambiando la storia del calcio e non ci fu nulla da fare. Francesco si prese una parziale rivincita conquistando la Coppa Uefa del 1977, primo e unico trofeo vinto da una squadra di soli italiani. Insieme a guerrieri come Benetti, Furino e Boninsegna, il pirata era perfetto.

Molto amato dai compagni per la sua bontà e la sua simpatia, Morgan ebbe almeno altre due vite dopo il campo. Lavorò per un noto gruppo di abbigliamento sportivo torinese e fu il dirigente accompagnatore della Juve, chiamato da Boniperti che in lui vedeva doti di mediatore e diplomatico. Non c’era spigolo che Francesco non riuscisse a smussare con una battuta, e anche i giornalisti di quella gloriosa stagione così umana e vera lo apprezzavano. Chi scrive, una volta fu sorpreso da un temporale durante un ritiro estivo della Juventus in montagna, tirava un vento formidabile e grandinava, poi si doveva andare a cena e insomma il cronista era più di sempre impresentabile. Francesco lo portò nello spogliatoio, si tolse calzoncini e maglietta e glieli porse. Una divisa tutta nera, nella quale il cronista ballava dentro. Ma adesso, nel ricordo, quella divisa è il mantello di un re ed è la carezza di un amico.

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