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Reinhold Messner, il dramma: “Ho i piedi distrutti, tra poco sarò morto”, la lettera che non avrebbe mai voluto scrivere

Il libro si chiama Lettere dall’Himalaya (Rizzoli Illustrati, pagg 224, euro 21,90). E nel volume Reinhold Messner racconta la sua vita da alpinista d’alta quota attraverso le missive da lui scritte negli ultimi 50 anni mentre scalava, mentre camminava lontano dal resto del mondo. E tra queste missive c’è anche quella che non avrebbe mai voluto scrivere. Una lettera senza data.

Eppure, non è difficile ricostruire il momento: era il 2 luglio del 1970, il giorno che Messner non avrebbe mai voluto scrivere, la spedizione era quella al Nanga Parbat. Quella in cui perse il fratello durante la tragica discesa, una morte – avvenuta il 29 giugno, Gunther Messner fu travolto da una valanga – per la quale fu a lungo accusato: lo ha scaricato, lo ha lasciato morire. Balle, fandonie, fango che il tempo ha dimostrato essere tali. Ma che per Messner sono state un peso indicibile e insopportabile per troppo tempo.

E in quella drammatica lettera senza data, Messner scriveva: “Sono nel Diamir e non riesco più a camminare. Dopo essere salito lungo il versante Rupal del Nanga Parbat sono ridisceso lungo il versante Diamir. Vi prego di trasportarmi in elicottero a Faram o Gilgit. Ho i piedi distrutti e fra un giorno o due sarò morto… Vi prego, portatemi al sicuro”. Un drammatico grido d’aiuto, parole che a distanza di 50 anni metteono ancora i brividi

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