Home / NEWS / “Volete dirci sì o no quando finirà questo infame stato d’emergenza?” Cacciari non molla: un nuovo sacrosanta attacco alla feccia di Roma che ci governa

“Volete dirci sì o no quando finirà questo infame stato d’emergenza?” Cacciari non molla: un nuovo sacrosanta attacco alla feccia di Roma che ci governa

Alessandro Rico per “La Verità”

L’esplosivo intervento sul green pass, che produce una «discriminazione» da «regime dispotico», firmato insieme a Giorgio Agamben sul sito dell’Istituto italiano per gli studi filosofici, è costato a Massimo Cacciari una valanga di contestazioni.

I detrattori sono arrivati a squalificarlo, praticamente, come un complottista rimbecillito e No vax. Ieri, allora, il professore si è armato di nuovo di carta e penna. Ed è tornato a difendere la sua opposizione al lasciapassare per i vaccinati in un lungo e densissimo articolo sulla Stampa.

Professor Cacciari, nel pezzo lei ha osservato che il green pass rientra nella logica dell’«emergenza permanente», perseguita all’interno della società del «sorvegliare e punire». Allora, la pandemia non c’entra niente?

«C’entra anche la pandemia, come c’entrava l’immigrazione, come c’entrava il terrorismo e come c’entravano tutte le emergenze, che sono senza dubbio fenomeni reali».

Ma le emergenze vengono usate per introdurre pervasivi dispositivi di controllo?

«Inconsapevolmente. Non credo che ci sia un piano».

E dove starebbe il problema?

«Io richiamo l’attenzione su una tendenza che potrebbe diventare molto pericolosa, proprio perché è percorsa in modo inconsapevole».

Si spieghi.

«La nostra situazione è complicatissima, la nostra è un’epoca caratterizzata da grandi trasformazioni. Però, il fatto che esse vengano affrontate, anziché con strategie politiche, con lo stato d’emergenza perenne, desta in me molta preoccupazione. Ma temo di essere tra i pochi che la avvertono Pare che siano tutti contenti, che vada a tutti bene così».

Lei e Giorgio Agamben avete sottolineato che la Cina si sta predisponendo a mantenere questi strumenti di sorveglianza, anche a pandemia finita.

«Hanno detto che, con ogni probabilità, dovranno essere mantenuti».

Rischiamo che succeda anche da noi?

«Ma è evidente! Fintantoché le emergenze vengono affrontate inseguendole, è chiaro che non c’è capacità di prevedere, di prevenire e, quindi, la strategia per uscirne è sempre quanto mai incerta. Quando potrà finire l’emergenza? Quali saranno i dati in base ai quali ci sarà permesso di vivere? Non si sa».

In parole povere, non è chiara la soglia tra emergenza e normalità.

«Non è chiaro assolutamente niente».

In che senso – lo affermate sempre lei e Agamben – il vaccino potrebbe diventare un «simbolo politico-religioso»?

«Be’, se viene usato con scopi discriminatori, è chiaro che, per qualcuno – altri, mi auguro, continueranno a usare la ragione – il fatto che una persona non sia vaccinata potrà rappresentare un elemento distintivo, che assume un senso ideologico, politico e, quindi, discriminatorio. E questo, in democrazia, è pericolosissimo».

Perché?

«Perché sono le tattiche che hanno sempre usato gli Stati autoritari per realizzare i loro disegni».

E allora, vede che c’è un disegno autoritario?

«No. Il pericolo attuale, semmai, è quello dell’inconsapevolezza».

Stiamo scivolando verso l’autoritarismo senza accorgercene? Non c’è nessun piano?

«No, non c’è nessun piano. E mi viene da aggiungere: purtroppo».

È peggio

«Dal punto di vista della qualità del ceto politico, direi di sì».

Lei denuncia un conflitto tra i diktat emessi nel nome della scienza e i limiti imposti dal diritto.

«Mi sono limitato a rivolgere una domanda a chi se ne intende. L’imposizione di fatto di un trattamento sanitario, a prescindere dalle condizioni del soggetto, non mi sembra proprio in linea con la Costituzione. Sembrava così anche al Parlamento europeo».

Allude al Regolamento sul green pass, che proibisce di discriminare i non vaccinati?

«Sì. E sembrava così anche allo stesso ministero della Salute, a vedere le prime direttive che ha emanato».

Il Viminale si è scagliato contro le manifestazioni anti green pass: «Non erano autorizzate».

«Ah no? E la manifestazione di massa con gli azzurri in trionfo?».

Quel che è interessante è la motivazione proposta da Luciana Lamorgese: permesso negato, perché sarebbero stati branditi «simboli del passato», come la stella di David.

«Ovviamente, la stella gialla è una totale idiozia».

È di cattivo gusto, ma il fatto che una manifestazione non venga autorizzata perché si usano simboli e slogan disturbanti, non è un altro segno di questo scivolamento verso l’autoritarismo?

«Be’, ripeto: dobbiamo renderci conto che, in una situazione di crisi che permane, ormai, da quasi una generazione e che viene affrontata con questi sistemi occasionali, a colpi di norme contraddittorie e soltanto con una logica penalistica, la deriva è molto pericolosa».

Quindi?

«Le persone che hanno un minimo di cultura storica e avvedutezza dovrebbero comprenderlo. Dopodiché, è chiaro che non siamo assolutamente in un regime autoritario. Ma di buone intenzioni, sono lastricate le strade di tutti gli inferni».

Che si può fare?

«Ho scritto decine di articoli sull’Espresso, sulla Stampa, che si concludevano con questo invito: “Pensiamoci”. Il lockdown? Bene, ma pensiamoci. Ci limitano le libertà? Pensiamoci. Si ricorda che una ventina d’anni fa c’è stato Schengen?».

La libera circolazione dei cittadini.

«Ecco. Veda un po’: è successo qualcosa di così drammatico e traumatico, tipo una terza guerra mondiale, per cui dobbiamo trovarci in questa situazione dopo 20 anni? Le cose che ci sono successe non erano affrontabili in modo più razionale e con misure meno pericolose per i diritti individuali e la libertà di ciascuno? Io non penso».

Che pensa, invece?

«Che un ceto politico, preso alla sprovvista da questo diluvio di crisi, le abbia gestite in modo occasionale, senza strategia e anche senza l’autorevolezza necessaria».

Possiamo svolgere il passaggio successivo? Essendo incapace di governare le crisi, il ceto politico si aggrappa al controllo.

«È proprio quello che fanno».

A manifestare contro il green pass ci sono solo No vax, fascisti, nazisti? O in quelle piazze c’è qualcosa di più

«Ci saranno stati pure Casapound e i fascisti, che vuole che ne sappia. Sono 20 anni che non vado a una manifestazione. Ma da quanto mi risulta da lettere e email che ricevo, ci sono molte persone che non hanno niente a che fare con Casapound e con altre fazioni politiche e che hanno le palle piene».

Si può essere contro il green pass senza essere dei No vax, no?

«È esattamente quello che ho scritto ieri sulla Stampa. Vuole che io sia contro i vaccini? Le sette religiose sono contro i vaccini. Io sono contro il green pass!».

C’è chi le ha dato pure del No vax. E Paolo Guzzanti, sul Riformista, ha firmato un articolo intitolato: «Ehi, Cacciari, ma Hegel ti ha dato alla testa?».

«Chi?».

Paolo Guzzanti.

«Ah. Eh vabbe’, poveretto. Io e Giorgio Agamben siamo i due filosofi italiani più importanti e più tradotti al mondo. Basta così. Vuole che ci misuriamo con Paolo Guzzanti?».

Sulla Stampa, lei ricordava che, a ben vedere, l’Italia è piuttosto avanti con la campagna vaccinale.

«Esatto».

Qualcuno sostiene che, poiché il governo Draghi, come il governo Conte, ha fatto ben poco su scuola e trasporti, abbia trovato un diversivo.

«Non credo. Per me, hanno paura di un’altra ondata di Covid, non avendo altra strategia che non sia quella dei vaccini. Perché ci sono tante cose che voi giornalisti non riprendete, eh».

Di che parla?

«Se si smanetta un po’ su Internet, si scoprono parecchie associazioni mediche che promuovono protocolli per le cure precoci e spiegano che hanno guarito molti malati senza bisogno dei vaccini.

È l’unico rimprovero che non può rivolerci: La Verità è stato uno dei pochi giornali ad aver sempre scritto dei protocolli terapeutici.

«E allora bravi! Il punto è che ci sono queste voci, ma il governo, fin dall’inizio, non ha voluto adottare altra strategia che quella del vaccino. Ma a questo punto, il vaccino dovrebbe già dare alcuni risultati, no? Tali da permetterci di vivere con un po’ più di tranquillità, no?».

L’ha delusa l’approccio di Mario Draghi?

«Non mi aspettavo niente di diverso. Non sono temi che Draghi frequenta e, probabilmente, sono problemi che nemmeno gli interessano granché. È lì per altri motivi, per il resto ha seguito l’andazzo del precedente governo. Già la conferma del ministro la diceva lunga».

Il fatto che non abbia sostituito Roberto Speranza, faceva capire che non avrebbe cambiato registro?

«Ma certamente».

Sul green pass, tuttavia, Draghi si è esposto molto. In conferenza stampa ha giurato che il green pass offre la garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose. Il che, in termini scientifici, è falso.

«Certo».

E lui stesso ha preteso che i giornalisti in arrivo a Palazzo Chigi presentassero un tampone negativo, anche se avevano completato il ciclo vaccinale. È strano se poi gli italiani si sentono presi in giro?

«Appunto, appunto. La questione è questa: con il vaccino, è finita o non è finita?».

loading...

Check Also

Stato d’emergenza, il “cavillo” per non farlo terminare mai: così lo prolungheranno a piacimento scavalcando la legge

tratto da Libero Lockdown duro, mascherine, guanti, chiusure, riaperture e poi di nuovo chiusure con …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *