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Mario Draghi, perché il Green pass rischia lo stop dei giudici. Una grossa grana per il governo

Di Matteo Mion per Libero

Per farmi andare a scuola senza lagne la mamma mi prometteva in regalo una macchinina e io non battevo ciglio fino alla campanella: l’ultimo squillo era il mio green pass per l’agognato giocattolo. Non più infante mi ritrovo attualmente nelle stesse condizioni: lo Stato mamma mi autorizza vacanze e svago, se faccio il vaccino.

Eppure oggi che sono capace d’intendere e di volere ho ben ponderato la scelta di attendere a vaccinarmi, probabilmente perché sono influenzato dal mio mestiere di avvocato che chiede danni per malasanità inclusi eventi avversi causati da vaccini. Il premier Draghi afferma che non vaccinarsi significa scegliere di morire e a una siffatta affermazione dovrebbe conseguire senza dubbio l’obbligatorietà immediata del vaccino e non la misura pulcinel-pilatesca del lasciapassare verde (non era stato il primo ministro a criticare l’abuso anglofono?).

La Costituzione e il nostro ordinamento consentono l’obbligo vaccinale come già avviene per vaiolo, tetano etc. C’è tuttavia una grande differenza a livello giuridico tra obbligatorietà e facoltatività: colui che subisce un danno da vaccinazione obbligatoria ha diritto automaticamente a un indennizzo da parte dello stato ex Lege 210/92!

E visto il consenso (formalmente anche a uccidere) che viene fatto sottoscrivere ai cittadini all’atto della punturina non è poca cosa sapere di rimanere invalidi – seppure in ipotesi statistiche minimali – con due spicci in tasca. Non voglio certo farne una questione venale, ma su iniezioni e Covid è in ballo la vita delle persone: come si può seriamente risolverla con un ricattino da asilo? Lo Stato non indennizza chi muore di Covid e di vaccino anti-Covid, ma lo fa per epatite C e vaiolo: perché? Veramente la discussione è solo sanitaria e vogliamo passare dai Dpcm ai Green pass senza battere ciglio giuridico? Sul vaccino lo Stato non si prende la responsabilità di stabilirne obbligo e indennizzo, le case farmaceutiche men che meno e il comune cittadino, costretto ad assumersi la responsabilità di una decisione così importante, non può scegliere liberamente, ma con una tagliola che ne vizia la volontà?

È valido e genuino il consenso di chi in questi giorni correrà alla vaccinazione per portare i figli in piscina? Il virus che infetta l’ordinamento sul bene costituzionalmente più prezioso ovvero la libertà non è meno grave di quello sanitario. Le vie legislative sono due: o il governo si assume la responsabilità di una vaccinazione obbligatoria come per altre patologie, tutela la salute oltre ogni ragionevole dubbio e indennizza i più sfortunati, oppure la responsabilità se la assumono i cittadini e lo stato ne tutela la volontà perché proveniente da soggetti capaci d’intendere e di volere. «Se il vaccino è un dovere civico e non vaccinarsi significa morire», urge l’obbligatorietà della punturina con relativo indennizzo per salvare vite umane e stato costituzionale. Il Green pass è inapplicabile di fatto, perché costringerà i baristi a fare i poliziotti e mostruoso di diritto, perché costringerà i giudici a cestinarlo.

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