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Anche il grande giurista in piazza a Torino: la grande lezione di questo uomo libero fa infuriare la feccia radical-chic

Jacopo Iacoboni per “La Stampa”

«Anche i Nuto Revelli combattevano a fianco di Edgardo Sogno».

Ugo Mattei, giurista, allievo di Rodotà e amico di Zagrebelsky, lei è parte della sinistra torinese dei beni comuni, intellettuale, borghese: che diamine ci faceva in piazza dove c’erano anche sovranisti, leghisti, gente di Forza Nuova?

«In una piazza di molte migliaia di persone c’è di tutto. Ma nessuna bandiera. Ci sono temi, come fu dieci anni fa l’acqua bene comune, che sono del popolo, non di destra o di sinistra, proprio come la nostra Costituzione, che deve proteggere tutti, sopratutto i disallineati rispetto alle verità di sistema.

Con Gustavo (Zagrebelsky) ho condiviso molto, ma non condivido oggi il suo atteggiamento acritico rispetto a una condizione che giudico democraticamente assai preoccupante. Io vengo da antica famiglia partigiana. Quando si combatte per una causa giusta non si chiedono le credenziali a chi sta dalla tua parte. I Nuto Revelli combattevano a fianco degli Edgardo Sogno».

Chi erano quelli che dicono no al Green pass in piazza Castello?

«Al Green pass si oppongono cittadini che non si fidano, a ragione, dei nostri governanti. Gente che dà il giusto peso all’opacità di un sistema in cui i rapporti fra Big Pharma e governi sono segretati e in cui si demonizza qualunque dissenso senza prenderne il considerazione le ragioni. Cittadini che provano a capire e informarsi senza trangugiare la “verità scientifica”, un concetto che dovrebbe far accapponare la pelle».

C’erano molti grillini tra questi cittadini?

«Abbastanza. Magari grillini delusi. Anche Il Fatto ormai si è adeguato al sistema».

C’era gente che veniva dalla lotta No Tav?

«Penso di sì, almeno alcuni».

Però in altri paesi stanno prendendo la strada di un Green pass europeo. Alcune nazioni per esempio Francia, vanno anche più avanti. Sono tutti schiavi di Big Pharma?

«Il Green pass europeo è normato in modo ragionevole perché serve per garantire il traffico transfrontaliero rispetto a controlli e quarantene. Ma chi non ha il Green pass non è che non può più passare la frontiera! Al massimo farà la quarantena.

Trasposto nel diritto interno e legato all’esclusione arbitraria da attività quotidiane la cosa è ben diversa. Il Consiglio di Stato francese ha bacchettato Macron, e anche il popolo ha preso posizione chiara. E infatti si è fatta marcia indietro. Sono contento che finalmente anche da noi le piazze siano piene».

Mattei, però la sanità pubblica non è anch’ essa un “bene comune”, indiviso, che può essere tutelato solo come comunità, con il sacrificio regolato di pezzi di libertà?

«Questo è un punto fondamentale. Come “Coop Rodotà” siamo stati fra i primi a parlare di salute pubblica bene comune. Ma ciò potrebbe ben riguardare anche i dispositivi vaccinali, che invece purtroppo sono corrotti dagli interessi di big pharma e di big tech tutti segretati nei contratti».

E delle misure di Draghi e Cartabia che pensa, da giurista?

«Draghi è la quintessenza di una visione autoritaria e ricattatoria del potere tecnocratico. Cartabia purtroppo condivide con tanti membri della mia professione una certa attitudine ad usare il sapere giuridico per supportare il potere piuttosto che per limitarne gli abusi. Il Green pass è oggi una misura irrazionale, puro pugno sul tavolo di un potere politico condizionato e corrotto dal capitale privato multinazionale».

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