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Nicolas Sarkozy rischia la galera: assediato dai pm, un dramma personale. Per quanto può finire in carcere

«Il candidato è stato disinvolto nella gestione dei conti della propria campagna», ha tuonato ieri il procuratore del tribunale correzionale di Parigi Vanessa Perrée durante la requisitoria a due voci accanto al collega Nicolas Baietto. Il candidato, o meglio l’ex candidato, è Nicolas Sarkozy, contro cui ieri è stata richiesta una pena di un anno di prigione, di cui sei mesi con la condizionale, assieme a una multa di 3.750 euro per le spese allegre durante la sua campagna elettorale per le presidenziali del 2012, quando difendendo i colori dell’Ump perse malamente contro il socialista François Hollande.

È il cosiddetto “affaire Bygmalion”, dal nome della società di comunicazione a cui venivano intestate false fatture. «Nicolas Sarkozy, a quanto pare, non si pente di nulla visto che è venuto ad una sola udienza», ha affermato la Perrée, denunciando «la totale disinvoltura» dell’ex inquilino dell’Eliseo, ritiratosi dalla scena politica nel 2016. Il procuratore, nella severa requisitoria, ha puntato il dito contro il comportamento da sbruffone e la tracotanza dell’ex capo dello Stato francese. «Il fatto di non considerarsi un imputato come gli altri, un cittadino come gli altri, corrisponde a ciò che è stato durante questa campagna presidenziale, situandosi fuori dalla mischia», ha dichiarato la Perrée. «Questa disinvoltura nei confronti degli altri imputati (13 in tutto, ndr) e del tribunale è all’immagine della disinvoltura mostrata nella sua campagna», ha insistito, facendo leva sulla versione dell’accusa: c’è stata un’«accelerazione» della campagna segnata da «un’improvvisazione e un’impreparazione totale», partendo da «una quindicina di meeting» inizialmente previsti per arrivare ai 44 finali organizzati tra gennaio e maggio 2012. Con una conseguente esplosione dei costi e un significativo superamento del tetto di campagna, fissato per legge a 22,5 milioni di euro.

Nel dettaglio, le spese sarebbero schizzate «ad almeno 42,8 milioni», secondo l’inchiesta citata durante la requisitoria. «L’importante non era il tetto legale di campagna, ma vincere le elezioni (…), i soldi non contavano», ha detto il procuratore Perrée, parlando di «gravi derive finanziarie». La tegola giudiziaria caduta ieri in testa all’ex président fa molto male. Anche perché arriva a soli tre mesi e mezzo dalla condanna a tre anni per corruzione e traffico di influenze nell’ambito del cosiddetto “affaire des écoutes”, lo scandalo delle intercettazioni che lo perseguita dal 2014, ossia da quando la giustizia ha scoperto la sua linea telefonica segreta, a nome di Paul Bismuth, e la promessa di un incarico prestigioso a un magistrato in cambio di informazioni coperte dal segreto istruttorio sul dossier Betten court.

Secondo quanto raccontato dal giornale d’inchiesta Mediapart, presente in aula martedì per l’unica audizione a cui ha partecipato Sarkozy, l’ex inquilino dell’Eliseo era molto agitato, «parlava forte e gesticolava», rispondendo alle domande dei giudici dell’undicesima camera correzionale di Parigi. Sarkozy non è riuscito a spiegare perché i grandi meeting si moltiplicavano nel 2012, nonostante gli avvertimenti di chi gestiva i conti dell’allora Ump. «Mi piacciono le piccole riunioni, mille, duemila persone, perché si è a contatto con la gente», ha detto Sarkò, cercando di convincere i giudici. Invano. E nei prossimi mesi potrebbero esserci brutte sorprese anche per quanto riguarda i finanziamenti illeciti di Gheddafi alla campagna elettorale del 2007, il cosiddetto “affaire libyenne”. 

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