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Bassetti e colleghi almeno chiedano scusa. Facciamo medicina, non sperimentazione “In corpore vili”

Di Leoniero Detto a per scenarieconomici.it

Ora farò una citazione che non è da prendere come caso specifico, ma come elemento legato a un certo assolutismo a-scientifico che ha colpito politica e medicina negli ultimi mesi. Questo è il prof Bassetti ad Open  del 30 marzo 2021:

«La gente mi telefona o mi scrive e mi chiede: “Ah, mi hanno assegnato AstraZeneca, posso farlo, è sicuro?” Ma certo che è sicuro, sennò l’avrebbero stoppato e non si sarebbe proseguito con l’utilizzo». Le verifiche fatte dall’Ema, del resto, si sono concluse decretando che il preparato di Oxford non risulta associato a un aumento del rischio di trombosi. Bassetti vorrebbe quindi «iniziare finalmente a parlare dei benefici dei vaccini, smettendo di parlare unicamente solo dei rischi e degli effetti collaterali perché questo finisce per non aiutare la campagna vaccinale. Io ho paura del virus, non dei vaccini per combatterlo».

Questo è il professor Bassetti ieri a Stasera Italia: “A questo punto dobbiamo avere il coraggio di dire che Astrazeneca è un vaccino di cui possiamo fare a meno e puntiamo su quelli a Rmna“.

Queste parole potrebbero essere estese a migliaia, forse  decine di migliaia, di medici che fino a ieri consigliavano una vaccinazione a pioggia, che hanno spinto agli “Open day” vaccinali, in cui si inietta senza nessun controllo, senza nessuna precauzione,  salvo fare una marcia indietro a 180 gradi di fronte al caso della ragazza di 18 anni morta a Genova per trombosi a seguito di una vaccinazione con Astra Zeneca. Eppure si conoscevano da tempo i rischi legati a questo vaccino, e non solo, soprattutto nelle ragazze giovani, da tempo si era “Consigliato” Astra Zeneca solo agli ultra sessantenni. Invece si sono fatti “Open days” con questo vaccino e con Johnson&Johnson, con simili controindicazioni.

Vorrei che ci rendessimo conto che, in un paese in cui si chiede ai panettieri di pubblicare gli allergeni del pane, si sono effettuate cure senza nessuna valutazione allergica dei pazienti, con la stessa leggerezza con cui si vaccinano i polli negli allevamenti intensivi. Poi ci si stupisce se si sviluppano delle reazioni avverse.

Bisogna tornare alla scienza, quella vera ed alla medicina, quella che cerca anche cure, che non si basa solo sulla vaccinazione di massa. La sperimentazione “In corpore vili” andava bene nel XVI secolo , ma non dovrebbe essere presente in una società che afferma di essere basata sulla scienza e che chiede precauzioni talvolta eccessive anche alle persone comuni. Allo stesso modo bisogna uscire dall’ottica emergenziale e valutare con attenzione tutte le possibili cure, considerando che le morti per polmoniti erano in crescita dal 1993, ben prima del covid, per cui, in qualche modo, la medicina si è persa per strada. Dobbiamo poi tornare ad un regime  in cui le decisioni portano responsabilità, anche solo politiche. Immaginate un “Open day per l’Aspirina” in cui vengono date tre aspirine a tutte le persone che entrano in un palazzetto dello sport, senza  preoccuparsi della loro condizione clinica  o delle reazioni avverse? Scrivo tutto questo non da anti -vax, anzi , personalmente, sono vaccinato, ma da persona che vorrebbe veder fatte  le cose con prudenza, attenzione e veramente con spirito scientifico.

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