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Oggi riapre Wellcum: a soli 10 km dal confine italiano è molto più che il più grande bordello d’Europa

Da mowmag.com

Altro che musei, teatri e cinema. La notizia che molti italiani aspettavano è la riapertura del Wellcum, spa per uomini che si trova a Hohenthurn, in Austria, a pochi chilometri dal confine italiano e a meno di un quarto d’ora da Tarvisio. L’attesa è finita, perché il Wellcum riapre e a prenderlo d’assalto saranno soprattutto nostri connazionali, in cerca di sesso a pagamento ma non solo: le prenotazioni sono italiche per circa l’85%. “Ci sono clienti impazziti – ci spiega l’amministratore delegato del Wellcum, il trevigiano Cristiano Fabris, in carica dall’agosto 2018 – che non vedono l’ora di tornare dopo sette mesi di chiusura (dal 3 novembre”).

Avete ricevuto messaggi di italiani in crisi di astinenza? 

Un’ecatombe. Abbiamo dovuto riaprire la reception nonostante fossimo chiusi, perché non ce la facevamo più. Tre persone al lavoro per rispondere ai messaggi, almeno due ore al giorno, costantemente. Gente disperata, gente che chiedeva delle ragazze, che mandava poesie, che mandava lettere qui per quando le ragazze tornavano. Gente che a Capodanno con tutta Europa chiusa veniva su, gente chiamava anche in pieno gennaio, in mezzo alla crisi, dicendo “sono in macchina, sto arrivando, voi a che ora aprite?

Come funzionerà la struttura nel post-Covid? 

Le regole da rispettare almeno inizialmente sono pesanti: dobbiamo chiudere alle 22 (anziché alle 3), e per fare questo anticipiamo l’apertura alle 10 di mattina (anziché alle 12). Un locale come il nostro senza la notte è difficile da immaginare, però cerchiamo di creare comunque un’atmosfera piacevole.

Ci sono anche limitazioni sulla capienza: la nostra struttura è molto grande e comprende wellness, club (250 posti a sedere), ristorante (60 posti interni più un centinaio esterni) e hotel (43 camere); il problema è se le persone si spostano poi in gran numero in uno stesso posto, ma ritengo che a 400 – ossia al 50% della capienza – si possa arrivare tranquillamente.

Abbiamo assunto cinque steward solo per la gestione dei flussi di persone all’interno, oltre a un’infermiera che ha fatto il corso Covid e delle persone per il controllo dei test: a questo proposito ci sono comunque questioni legate a tamponi, mascherine, pass, certificati, dichiarazioni e altro che ci aspettiamo facciano sì che qualche cliente inizialmente rinunci. Dall’annuncio, l’hotel è andato subito tutto esaurito, dopodiché anche per questioni di coprifuoco in Italia, i clienti giornalieri in questa fase potranno essere meno del solito. Per noi, però, è fondamentale riaprire, anche per non perdere le ragazze che altrimenti vanno via, a Dubai, luogo verso il quale c’è già stata una diaspora, o altrove in giro per il mondo.

Che controlli ci saranno? 

Il Wellcum verrà trasformato in un bunker. Chi arriva verrà fermato ai cancelli all’ingresso per il controllo documentazione. Se uno è vaccinato, se ha un test negativo entro le 48 ore o se ha il certificato di alto tasso di anticorpi, potrà passare ed entrare nel club. Gli altri si fermeranno al primo parcheggio a sinistra e saranno sottoposti a test gratuiti da parte nostra.

Non entrerà nessuno che non sia a posto, e lo stesso vale per il personale (i dipendenti sono 50) e le ragazze, che stanno facendo controlli da zero, compresi esami del sangue e rx torace. Tante di quelle dell’Europa dell’est sono comunque già vaccinate e alcune arriveranno dopo la seconda dose. Partiamo con 80 ragazze che lavorano su due turni e nel giro di una settimana arriveremo a un centinaio, su un massimo di 150. Abbiamo poi 250-280 in lista per entrare da noi, che nel frattempo si “parcheggiano” in altri club.

In base a cosa scegliete le ragazze? 

Lavoriamo con l’immagine, quindi non per essere frivoli, ma devono essere presentabili. A volte ci capitano signore di 50 anni che chiamano perché vorrebbero venire a lavorare da noi. Non per essere cattivi, ma se non ci fosse una selezione ci si troverebbe con dentro la nonna. Poi c’è un po’ di tutto: abbiamo ragazze taglia 46, per chi ama forme un po’ abbondanti, e di contro ce ne sono pure di appartenente alla “categoria” skinny.

Ognuno ha i propri gusti, c’è chi non vuole le bellissime perché poi si impappina, c’è chi vuole la donna, c’è chi vuole la ventenne, c’è chi vuole la milf, chi vuole la rifatta, chi vuole la naturale, chi vuole la sudamericana, chi vuole la russa. Noi facciamo il possibile per soddisfare un po’ tutti. In Austria, comunque, possono lavorare solo ragazze che siano cittadine comunitarie. Non basta il permesso di soggiorno. Per questo ci sono tantissime ragazze dall’est Europa.

Perché la gente viene al Wellcum? 

Il sesso è ovviamente sul menù, ma non è l’unica portata. Se puntassimo solo sul sesso, perderemmo in partenza. Chiunque voglia andare con una escort apre un sito e ne trova di sicuro in un appartamento lì vicino. Perché invece ci sono dei pazzi che si fanno magari 600 chilometri in autostrada, pagano carburante e spendono 85 euro di ingresso, oltre alle ragazze, per venire da noi? Perché a mio avviso abbiamo creato un bell’ambiente in cui le persone possono rimanere tutto il giorno, rilassarsi, mangiare e volendo dormire, oltre ovviamente alla parte sessuale. C’è chi prima di andare in camera con la ragazza magari la paga per parlarci due o tre ore. Sono pochi quelli che vengono qui come le macchinette, che vanno di sopra, fanno quel che devono fare e se ne vanno. Anche perché devi pagare l’ingresso, per entrare, e chi viene generalmente sta molte ore. Soprattutto gli italiani vogliono avere un contatto con la ragazza, parlarci. Per noi è fondamentale, mentre, per esempio, i croati arrivano, prendono la ragazza e vanno di sopra.

Stessa cosa i tedeschi. Le ragazze che cominciano a lavorare in Germania, difficilmente riescono poi a lavorare in Austria con gli italiani, perché in Germania i clienti non parlano. Gli italiani con le ragazze oltre a parlare vanno al ristorante assieme, a volte ci passano anche una notte in hotel. Anche per questo un criterio di selezione è l’attitudine delle ragazze.

C’è gente che arriva da Roma in macchina e non esiste che questi si trovino magari con una ragazza che non risponde al saluto. Ci vuole un minimo di cordialità. Allo stesso modo, se un cliente non rispetta una ragazza viene buttato fuori. Le ragazze poi comunque sono libere. Scelgono loro con chi andare o non andare. Sono clienti del locale come gli uomini, pagano l’ingresso e poi fanno più o meno quello che vogliono.

Da dove arrivano i vostri visitatori? 

Abbiamo tantissimi italiani, ma anche clienti dal Giappone, dal Kuwait, da Miami, dalla Francia, dall’Inghilterra, compresi calciatori e vip. Da Londra a Palermo, in Europa becchiamo un po’ tutti. È chiaro che la nostra posizione ci rende “fatti per gli italiani”. Quando sono arrivato, però, nello staff non c’era neanche uno e i clienti erano un terzo di quelli attuali.

Attraverso il marketing e con il passaparola, i clienti italiani li abbiamo creati: vengono anche persone che non sono mai state in un bordello o con una escort. È vero che in Italia non ci sono questi locali, però di escort in appartamento ce ne sarebbero finché si vuole. Evidentemente chi viene lo fa per stare bene ed eventualmente poi fa anche la camera. Sembra strano ma è così. Prima invece gli austriaci erano un po’ freddi: gli italiani vogliono un ambiente accogliente e cordiale.

Che tipi sono i vostri clienti? 

Abbiamo un range veramente estremo, dai 18 ai 75 anni. La maggior parte delle persone che vengono qui sono tra i 40 e i 55, magari separati, che hanno perso fiducia nei rapporti, non riescono più a rimorchiare come una volta e sanno di trovare ragazze carine e simpatiche e di poter star bene. 

Di solito si tratta della macchinata di amici, della coppia di amici o di una persona sola. Non sono tipi particolarmente frustrati o problematici. Sono persone normali. C’è stato chi è venuto alla mezzanotte del diciottesimo compleanno, ci sono stati il padre con il figlio. Può capitare che vengano anche dei disabili. Abbiamo delle salette apposta, in modo che possano sentirsi a loro agio con le ragazze.

Vengono anche donne? 

Nel club le donne non possono entrare. Andrebbero guardate a vista per evitare che poi vadano a pagamento con qualcuno. In Austria non si scherza: bisogna fare controlli medici e bisogna pagare le tasse. Le donne possono eventualmente stare in hotel o al massimo nella vip room, sala separata che si affitta a ore, chiamando dentro una delle nostre ragazze.

Ci saranno limitazioni nell’attività sessuale? 

In teoria in camera è previsto l’uso della mascherina (ma nessuno può effettivamente entrare a controllare una volta che la porta è chiusa) e il sesso deve essere protetto (dall’anno scorso anche quello orale). Perlomeno non è come in Svizzera dove è vietata la missionaria, mentre anche da noi chiaramente non è concesso il bacio.

Come funziona il trattamento economico delle ragazze? 

Le ragazze pagano per entrare e pagano un fisso di tasse, poi quello che guadagnano è tutto loro. L’Austria ha detto: ci togliamo il problema di averle per le strade, ci togliamo il problema della criminalità che le prende e le butta per le strade, ci togliamo il problema delle malattie, le mettiamo in posti protetti e le facciamo pagare un forfettario.

Che prendano 100 o 10.000 euro al giorno pagano allo Stato sempre lo stesso, anche perché nessuno può verificare e quantificare ciò che avviene nelle camere. Se invece vengono beccate in appartamento senza controlli medici e senza pagare le tasse, si prendono una multa salatissima e ricevono un foglio di via dall’Austria di dieci anni. Dopo che negli anni Settanta è stata intrapresa questa via, hanno cominciato a proliferare piccoli o minuscoli club. Negli ultimi tempi l’Austria ha puntato sul concentrare tutto in grandi club lontani dai centri abitati”.

È una faccenda replicabile anche in Italia?

Penso sia un processo inarrestabile. Entro 10-15 anni le “case chiuse” dovranno riaprire. Il problema è il modo italiano di gestire gli aspetti burocratici. Non si può dire “facciamo le cose e poi un modo si trova”. Visto il giro di denaro che c’è, poi arriverebbero investitori strani con soldi strani, verrebbero magari semplicemente buttate dentro le prostitute che si trovano in strada. Dobbiamo evolverci ed essere più seri e meno farfalloni, altrimenti non potremo mai riuscire a farlo come si deve e sarebbe la più grande impresa di nero del Paese. In Austria non ci sono scappatoie: se sbagli anche una sola volta paghi, per questo gestire una struttura del genere implica un grande stress.

Non per aggiungere ulteriore stress, ma come risponde a chi vi accusa di sfruttamento delle donne? 

Quello che le ragazze fanno da noi è un lavoro che è sempre esistito e ci sono tante ragazze che vogliono farlo, perché dà dei guadagni immensi. Noi non possiamo chiamare le ragazze. Quando le ragazze ci chiamano, cerchiamo di capire se hanno ben chiaro di chi lavoro si tratta. Le ragazze non sono assolutamente sfruttate. Sfido chiunque a provare a venire a offrirgli un lavoro da 2.000 euro al mese: ti riderebbero in faccia.

A queste, con lo stile di vita che hanno grazie a questo lavoro, 2.000 euro non bastano neanche per una settimana. Non l’hanno detto a me, ma ho sentito che qui ci sono ragazze che dichiarano 35 mila euro al mese. E ho sentito invece con le mie orecchie, quando chiedevo a qualcuna di loro come andava, la risposta «molto male, oggi ho fatto solo 1.000 euro». Queste ragazze vivono nell’oro, viaggiano in Porsche e a volte con incassi del genere perdono persino un po’ il contatto con la realtà. E oltre agli incassi ci sono anche i regali. Ci sono ragazze che si trovano degli appartamenti regalati e le più brave si sono create un piccolo impero immobiliare. Semmai – conclude Fabris – sono gli uomini a essere non dico sfruttati, ma presi per la “gola”, colpiti nelle proprie debolezze.

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