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Basta Inquisizione, ho solo detto la verità: parla docente sospeso con l’accusa di sessismo verso la vice di Biden

La decisione di sospendere dall’Università Statale di Milano il professor Luigi Marco Bassani sta suscitando vivaci reazioni: in Facebook è sorto un gruppo in difesa del docente, mentre Nuova Costituente ha fatto partire una raccolta di fondi per sostenere le spese legali del professore, intenzionato a far valere in tribunale le sue ragioni.

È evidente che l’episodio è assai diverso da quello del professor Giovanni Gozzini, che aveva insultato sul piano personale l’onorevole Giorgia Meloni, usando espressioni volgari. Bassani si è limitato a condividere un meme satirico, scritto da altri, nel quale si ricordava sono fatti accertati pure dal fact-checking della Reuters quell’episodio che vide la giovane Kamala Harris ricevere un importante incarico politico, lautamente retribuito, dal proprio amante (che allora era sindaco di San Francisco). Bassani, che è cittadino americano, ha ripreso sulla sua pagina quel post e ora è stato punito dall’ateneo. Ecco perché ha deciso di non farsi più intimidire dall’accademia milanese. «È chiaro ci dice che sono stato punito perché non sono allineato con le banalità della post-sinistra contemporanea. Per giunta, il verdetto era già stato scritto ancor prima che la commissione venisse creata». In effetti, la contestazione che il rettore Elio Franzini ha inviato a Bassani a novembre lascia perplessi dove afferma che «quanto accaduto non costituisce un episodio isolato, essendo Sua abitudine esprimere pubblicamente sui social network opinioni forti, dal contenuto talvolta estremo».

Quello che non piace, insomma, non è tanto il meme (condiviso da molte migliaia di persone negli Usa), ma Bassani in quanto tale, che è contestato per le sue opinioni forti, per il suo essere fatto in un modo e non in un altro. Adesso Bassani ha intenzione di volgere in positivo la situazione. «In fondo, è bene che sia toccato a me: che ho più di 50 anni e sono professore ordinario. Fosse capitato a un giovane studioso agli inizi della carriera, l’avrebbero triturato. Ma voglio trasformare questa follia in una battaglia a difesa dei valori di libertà, perché questa nuova Inquisizione è davvero pericolosa». In effetti, ormai non siamo nemmeno più sorpresi dal fatto che l’università emani censure, ma se il mondo accademico non riscopre il fascino del pluralismo intellettuale, ogni autonomia è destinata a venire meno. Per questo bisogna riscoprire il valore fondamentale della libertà di pensiero: sulla linea di quanto avevano scritto i maestri della tolleranza (da Spinoza a Bayle, da Locke a Voltaire), scesi in campo non già a difendere le idee giuste, ma a rivendicare il diritto a formulare proprio le idee sbagliate. Se passasse l’idea che è sessismo il fatto di criticare pubblicamente una donna di potere per i suoi comportamenti poco limpidi, ne deriverebbe che Angela Merkel o qualsiasi altra governante donna si troverebbero affrancati da ogni contestazione, pure di fronte a comportamenti scorretti. Saremmo ancora in regimi democratici? Assolutamente no.

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