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Pio e Amedeo sfanculano la feccia che chiede loro di scusarsi per il monologo sui gay

Pio e Amedeo rompono il silenzio dopo le polemiche: “È follia, non chiediamo scusa”.
A pochi giorni dal mare di polemiche per il loro monologo a Felicissima Sera, Pio e Amedeo rompono il silenzio con un lungo post sui social in cui non mostrano alcun intenzione di retrocedere rispetto alle posizioni espresse nel monologo sul politicamente corretto: “La politica non ci appartiene”.

Pio e Amedeo tornano a parlare, a distanza di pochi giorni dalmonologo a Felicissima Sera che ha scatenato un vero e proprio terremoto. I due comici pugliesi, che sono riusciti a spaccare in due l’opinione pubblica, rompono il silenzio con un lungo post sui social in cui non mostrano alcun intenzione di retrocedere rispetto alle posizioni espresse nel monologo sul politicamente corretto e l’importanza di distinguere l’intenzione con cui si pronunciano le parole, dalle parole stesse (come “Nero” e “ri**ione”).

Pio e Amedeo rispondono alle critiche
Il posto di Pio e Amedeo si apre con queste parole: “Siamo alla Folliaaaa Qualcuno forse da questo post si aspetta delle SCUSE e lo avvisiamo subito che rimarrà deluso.Pensiamo che moltissime persone che hanno attaccato il nostro monologo non l’abbiano nemmeno visto per intero e che tanti lo abbiano guardato già prevenuti. Bene, ci rivolgiamo a loro, a “voi”. Non fate finta di non capire quello che abbiamo detto perché “vi” fa comodo trasformarlo nella solita querelle politica da quattro soldi”. Quindi proseguono discostandosi dalla politica che ha provato a mettere il cappello sui loro temi (o criticarli, a seconda delle posizioni) e rivendicando il loro impegno in tema di diritti civili, con l’arresto in cui erano incorsi in Russia qualche anno fa:

La politica non ci appartiene.La politica ci omaggia di spunti e personaggi senza distinzioni di partiti per fare quello che vogliamo fare, SATIRA, come abbiamo sempre fatto.Mentre alcuni di “voi” erano impegnati a mettere l’arcobaleno nella foto profilo sui social, i sottoscritti qualche anno fa, sono andati in Russia a respirare la puzza dell’omofobia. Ci siamo messi in prima linea in uno Stato dove non badano troppo ai modi, perché insieme a Vladimir Luxuria eravamo lì per far sentire la voce per il diritto di uguaglianza, e di buona risposta siamo stati spinti in una macchina con violenza da energumeni e siamo stati buttati fuori fisicamente a calci da quel paese dove gruppi di imbecilli adescano ragazzi gay su internet per incontrarli, pestarli e fare un video per postarlo con fierezza sui social… il tutto senza gridare nessuna parola “politicamente scorretta”, incredibile!Le persone cattive purtroppo possono fare anche a meno dei “vostri” divieti linguistici.

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