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Mattarella, un indegno discorso a difesa della feccia: così sputa sulle richieste degli italiani

Valentina Conte per repubblica.i

“La festa del lavoro è la festa della democrazia”, dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della celebrazione della Festa del Lavoro al Quirinale, funestata ancora dalla pandemia e dalla recessione. Il Primo maggio rappresenta “un’occasione che afferma la fiducia nel futuro”, prosegue Mattarella. “La fiducia di chi è impegnato a costruire, di chi si mette in gioco per conquistare nuovi traguardi e non di chi assiste inerte il compiersi di un destino”, aggiunge. “La Repubblica non potrebbe vivere senza il lavoro buono e dignitoso e sarà il lavoro a portare fuori il Paese da questa emergenza”.

A chi strumentalizza politicamente il calendario delle riaperture per accelerarlo, il presidente ricorda che “dovremo usare paziente sapienza per riconquistare completa libertà”. E che “non sono ammissibili le incognite che comportino il rischio di ulteriori prezzi da pagare” perché “già troppo alto è il sacrificio di vite umane provocato dalla pandemia”. Poi si dice certo “che da tanta sofferenza sia già nata una coscienza che prevale sulla tentazione di assecondare o di cavalcare lo sconforto”.

“La battaglia per il lavoro è una battaglia che deve unire gli sforzi di tutti ed è questa l’ambizione del Pnrr”, prosegue Mattarella, citando il Piano di ripresa e resilienza inviato dall’Italia a Bruxelles. “La pandemia ha inferto sofferenze, ferite profonde e tuttora ci impone sacrifici e rinunce. Ma non possiamo sprecare l’occasione di compiere, tutti insieme, un salto in avanti”. Ecco perché “l’Italia ha bisogno anche oggi di nuove generazioni di costruttori”, insiste Mattarella. “Ne abbiamo più di quanto spesso non sappiamo: facciamo appello a loro. Buon primo maggio all’Italia del lavoro, buon primo maggio all’Italia che riparte.

A proposito delle istituzioni europee che hanno reso possibile il Pnrr, Mattarella ricorda che “sono baluardo insostituibile di democrazia e di libertà ed è inaccettabile ogni attacco dall’esterno che pretenda di indebolirle”. Poi dice che il “lavoro può crescere solo nella dignità”. Di conseguenza “non sono tollerabili sfruttamento e violenza nei confronti dei lavoratori immigrati”. Come pure le morti sul lavoro: “Ancora troppe morti a causa di norme eluse e violate. Non è tollerabile”. Condizione “essenziale” per una “vera ripartenza dell’Italia” – dice ancora Mattarella – è “l’incremento dell’occupazione femminile, la crescita del lavoro dei giovani e un Sud che metta a frutto le sue potenzialità”.

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