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Nonna Maria (98 anni) guarisce dal Covid e si ritrova ricca. Cosa ha scoperto nella sua macchina da cucire

Chi non ha mai sperato di trovare un tesoro nascosto sotto la mattonella della camera da letto della nonna? Giochi, e sogni, da bambini che però qualche volta si realizzano. A raccontare la storia è il Corriere delle Sera, la protagonista non è giovanissima: ha 98 anni ma ancora energia da vendere. Dopo aver superato i disagi della guerra, una delle ultime testimoni di quel mondo, ha sconfitto anche il Covid.
Una forma per fortuna lieve che l’ha costretta all’isolamento domiciliare. Proprio durante uno di quei giorni la signora, che di nome fa Maria, ha iniziato a sistemare casa.

Finché, poche settimane prima di Natale, da un vano interno di una vecchia macchina da cucire non è spuntato il foglietto: un buono fruttifero, da 50 milioni di lire, emesso dalle Poste italiane il 13 gennaio 1986. Un valore enorme, oggi: esattamente 475 mila euro, stando alla rivalutazione calcolata in base ai tassi d’interesse fissati all’epoca.

La firma era del marito che aveva deciso di investire la liquidazione in buoni postali. “Stavolta è proprio il caso di dire: non tutti i mali vengono per nuocere. La signora ha sconfitto il Covid alla sua bella età ed è anche diventata ricca”, commenta Luigi De Rossi, presidente di Giustitalia, associazione che si occupa di consumatori e tutela dei cittadini.

Ma un intoppo, come in tutte le storie che si rispettano, c’è. E riguarda l’importo. “Le Poste per quel buono fruttifero da 50 milioni di lire hanno previsto la restituzione di oltre 200 mila euro – spiega De Rossi al Corriere – ma si tratta di un calcolo sbagliato per difetto, in quanto sono stati applicati i tassi d’interesse che si sono succeduti negli anni e non quelli scritti sul retro. Per questo siamo intervenuti noi, dopo aver calcolato la cifra esatta, pari a quasi il doppio, 475 mila euro, con un ricorso per decreto ingiuntivo al giudice di pace”.

Il verdetto del quale è atteso per marzo. La somma attesa è quella più alta, 19 volte maggiore dell’importo iniziale. “Sia alcune sentenze sia l’Arbitrato bancario finanziario, una sorta di istituto di mediazione al quale si ricorre per evitare lungaggini processuali, hanno sostenuto che deve valere la promessa fatta all’epoca ai risparmiatori”, concludono a Giustitalia.

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