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Conte se la fa sotto: retroscena, se Arcuri parla, adesso che è stato cacciato, viene giù

“Che ne sarà ora di Giuseppe Conte?”. La domanda, maliziosa e per certi versi inquietante, se la pone Dagospia dando la notizia del passaggio di consegne tra Domenico Arcuri e Francesco Paolo Figliuolo, scelto dal premier Mario Draghi come nuovo commissario straordinario per l’emergenza Covid. Di fronte alla guerra che si preannuncia per la terza ondata dell’epidemia, ogni condottiero ha bisogno del suo esercito.   Letteralmente, viste le scelte del successore di Conte a Palazzo Chigi. Nel giro di pochi giorni, Draghi ha sostituito Angelo Borrelli con Fabrizio Curcio alla guida della Protezione civile, mentre oggi è arrivata la decisione ufficiale, decisamente inattesa per quanto riguarda tempi e modi (ma non nella sostanza) di congedare Arcuri, uomo simbolo dei fallimenti dell’ultimo anno in materia di lotta al contagio prima e campagna vaccinale poi, con il generale di corpo d’armata Figliuolo.      Per Arcuri, suggerisce perfidamente Dago, “è un ciaone che rimbomba come una fragorosa bocciatura”. Ma soprattutto è un pezzo di mondo politico che cade, perché si tratta di “Un altro pezzo del contismo senza limitismo”. Secondo il sito di gossip politico diretto da Roberto D’Agostino, è però anche “un segnale d’allarme per lo stesso Conte”. E qui si arriva alla domanda iniziale: “Nell’indagine della Procura di Roma sulle mascherine – conclude l’indiscreto di Dagospia – Arcuri non è indagato, ma cosa succederà ora che non è più commissario straordinario? Se cade Arcuri, si porterà dietro anche Giuseppi?”. Un interrogativo che nasconde un intero mondo: il rapporto, cioè, tra politica e giustizia in Italia.    

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