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Minniti si dimette dalla Camera, ma tranquilli, non va a lavorare: gli han trovato una super poltrona da parassita

Emanuele Lauria per “la Repubblica”

L’ intelligence e la geopolitica sono sempre state il suo campo d’ azione prediletto, dentro e fuori le istituzioni. E in nome di queste inclinazioni Marco Minniti dà una nuova svolta alla sua pluridecennale carriera: lascia il parlamento e va a capo di una neonata fondazione di Leonardo, la società controllata per il 30 per cento dal ministero dell’ Economia che è l’ erede di Finmeccanica.

La creatura affidata a Minniti, che ne sarà presidente, è stata costituita giovedì con una deliberazione del cda di Leonardo (che ha come ad Alessandro Profumo) e un acronimo interessante: si chiama Med-or, sigla che da sola ne determina l’ area di competenza, il Mediterraneo allargato fin sotto il Sahara, il Medio e l’ estremo oriente.

La nuova avventura dell’ ex ministro dell’ Interno è dentro una struttura che sarà qualcosa di più di un think-tank: si pone come «mediatore economico, industriale e culturale » fra l’ Italia e i Paesi di un’ area vastissima.

Secondo la relazione approvata dal consiglio di amministrazione di Leonardo, Med-or sarà un «ponte attraverso il quale far circolare idee, programmi e progetti concreti » con l’ obiettivo di «trasferire tecnologie tradizionali e innovative » e di favorire «l’ alta formazione» negli Stati interessati.

Minniti sarà a capo di un board di rappresentanti del mondo dell’ industria, dell’ università e della ricerca, anche internazionali. Un tentativo di conciliare mondi produttivi ed accademici «per favorire il dialogo costruttivo tra Paesi, culture e sistemi economici ed enfatizzare il ruolo dell’ Italia a livello globale».

Ma «lo sviluppo di programmi strutturali nei settori dell’ aerospazio, della difesa e della sicurezza» non potrà che essere raggiunto con un budget ancora da definire ma che sarà consistente: nel progetto è previsto che la fondazione abbia «capacità giuridica, economica e di contenuti culturali che non siano di facciata».

In controluce non è difficile scorgere un ruolo rilevante, per il nuovo soggetto, nelle relazioni internazionali del nostro Paese. Una seconda gamba della politica estera del sistema Italia, osserva qualcuno, e proprio per questo il documento che presenta Med-or sgombra il campo da «sovrapposizioni con il lavoro prezioso delle istituzioni e delle altre organizzazioni internazionali esistenti».

Di certo, per Minniti – che ha già comunicato le sue dimissioni irrevocabili da deputato al presidente della Camera Roberto Fico – si tratta di un passaggio a sorpresa, dopo alcuni anni di inattività istituzionale: l’ ex militante reggino della Fgci che sognava di diventare aviatore dell’ Aeronautica, 64 anni, era stato eletto per l’ ultima volta nel 2018, dopo quattro legislature fra Camera e Senato e l’ esperienza al Viminale nel governo Gentiloni.

Ma di lui si ricorda l’ attività di consigliere principe di Massimo D’ Alema premier fra il 1998 e il 2000, di viceministro agli Interni del Prodi II (fra il 2006 e il 2008) e poi quel ruolo di custode dei segreti di Stato, come responsabile dell’ autorità delegata alla sicurezza negli esecutivi Letta e Renzi.

 L’ uomo di ferro della sinistra (riformista) italiana, concluso l’ anno e mezzo come capo del Viminale, aveva annunciato nel 2018 la candidatura alla segreteria del Pd, salvo ritirarsi a favore di Zingaretti. Il suo nome era circolato, al tramonto del Conte II, come possibile titolare della delega ai Servizi, che l’ avvocato fino all’ ultimo ha voluto tenere per sè.

Adesso il ritorno sulla scena ma lontano dal parlamento, sul solco allargato di un “pensatoio” come la Fondazione Icsa, che Minniti fondò con Francesco Cossiga nel 2009 e che ha sempre avuto un affettuoso sostegno bipartisan, da Gianni Letta ad Arturo Parisi. La politica fuori dalla politica è una mission che il “compagno” di Reggio Calabria non abbandona. Anzi, riprende con

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