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Draghi ha sentito la Merkel in vista del prossimo DPCM: il presagio non è positivo

In tema di coronavirus Mario Draghi si muoverà in linea con gli altri Paesi europei. Se sui vaccini guarderà al “modello inglese”, sul contenimento del contagio manterrà il sistema dei tre colori, ritoccherà il Comitato tecnico scientifico – che sarà ridimensionato e dotato di un portavoce – e seguirà i provvedimenti degli altri Stati membri. Probabilmente per queste ragioni ieri – lunedì 22 febbraio – il presidente del Consiglio ha telefonato ad Angela Merkel, per confrontarsi sugli “ultimi sviluppi in campo sanitario e nella regione del Mediterraneo in preparazione del Consiglio europeo in videoconferenza di giovedì e venerdì”, riporta il Corriere della Sera in un retroscena.      Ecco quindi che inizia a definirsi la linea Draghi per battere la pandemia. Una linea prudente e in continuità con il precedente governo. Nel secondo Consiglio dei ministri il ministro della Salute Roberto Speranza ha condiviso la preoccupazione per “la variante inglese, che corre il 39 per cento più veloce delle altre e può diventare prevalente”. “È il momento del massimo rigore, non è l’ora delle riaperture”, ha continuato, “I numeri non ci consentono di abbassare la guardia”. Draghi la pensa allo stesso modo secondo quanto raccontano i ministri che definiscono Draghi “realista più che rigorista”, visto che vuole “verificare con grande attenzione quel che avverrà nelle prossime settimane”.      Pare che il premier intenda accelerare sui ristori e sulla stesura del Recovery.  Ma sulle chiusure prevale una linea rigorista. Solo Matteo Salvini spinge sulle  riaperture. Difficile trovare una mediazione. Ci prova quindi Renato Brunetta che pensa a “perimetrazioni subregionali e subprovinciali”, in pratica a piccole zone rosse. Vedremo chi la spunterà. Per il momento il Cts sarà riorganizzato, a partire dalla comunicazione, come conferma Agostino Miozzo dopo il colloquio a Palazzo Chigi, chiesto dal coordinatore, con il segretario generale Roberto Chieppa: “Il governo chiede una moderazione delle nostre esternazioni…”. Si sa che a Draghi piace più fare che parlare.  

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