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Cinquestelle, è rivolta anche alla Camera: tutti questi pronti a seguire Di Battista

Nessun colpo di scena alla Camera: il governo di Mario Draghi incassa la fiducia con 535 sì. Una maggioranza “bulgara”, che però non batte il record dei 556 voti favorevoli ottenuto dal governo Monti nel 2011. Dopo aver superato la prova del Senato, quindi, il banchiere viene promosso a pieni voti anche a Montecitorio.  I contrari sono stati 56, gli astenuti 5.

La votazione ha messo in luce la profonda spaccatura all’interno della compagine grillina. L’espulsione dei 15 senatori che ieri hanno votato no a Palazzo Madama non ha intimorito i pentastellati che alla Camera hanno deciso di strappare: ben 16 deputati hanno espresso voto contrario, mentre 4 si sono astenuti. Una fronda che cresce sempre di più. E così torna la paura della scissione, seguita dallo spauracchio di un nuovo partito. Soprattutto dopo che l’ex grillino ribelle Alessandro Di Battista ha parlato questo pomeriggio di un’opposizione da costruire.

Tra i no alla fiducia a Mario Draghi anche quello di Gianluca Vinci della Lega. “Il mio no non è stato una scelta, ma un atto dovuto, rispettoso del mandato ricevuto dagli elettori che alle elezioni hanno votato per avere un’alternativa alla Sinistra”, ha scritto il deputato su Facebook annunciando l’addio al Carroccio e il passaggio a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Oggi alla Camera il neo premier ha preferito non ripetere il discorso pronunciato ieri a Palazzo Madama. È intervenuto solo per la replica al termine della discussione generale.  Un intervento durato 13 minuti, in cui il banchiere ha ribadito i temi su ci s’impegnerà l’esecutivo: lotta alle mafie, piccole e medie imprese, turismo e riforma della giustizia. “Spero che condividiate questo sguardo costantemente rivolto al futuro che confido ispiri lo sforzo comune“, questo l’augurio di Draghi.

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