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Dopo i Cinquestelle si spacca anche il PD! Zingaretti insultato pesantemente: questa non gliela perdonano

Nel Pd scoppia la rivolta delle donne. Quei tre ministri uomini nel governo Draghi hanno fatto infuriare le parlamentari dem. Tanta retorica sulla parità di genere, sulla necessità di portare nei posti di comando le donne e poi finisce sempre allo stesso modo. Anzi peggio. Con le signore in rosso che applaudono il Cavaliere. 

«Berlusconi, chapeau», dice Patrizia Prestipino, una delle tante deputate che ieri hanno voluto porre la questione al segretario Nicola Zingaretti. Si associa Lia Quartapelle: «Il nostro statuto prevede metà delle cariche per le donne. Se ci fossimo comportati come Forza Italia oggi parleremmo di un nuovo governo con dieci donne ministre e tredici ministri uomini, quindi un governo perfettamente in linea con la rappresentanza di genere a livello europeo».

È più o meno quello che dice la ex direttrice dell’Unità, Concita De Gregorio, con cui negli ultimi giorni il numero uno del Pd ha avuto modo di polemizzare: «Qui si osserva che la più a sinistra in questo governo è Mara Carfagna (e che le donne le porta Silvio)». Ma nel partito il clima è infuocato e le rassicurazioni del segretario su un riequilibrio della situazione («Pur rispettando i criteri di autonomia dei ruoli farò di tutto perché questo si realizzi nel completamento della squadra di governo» ha detto Zingaretti) sembrano peggiorare le cose. La numero due del partito, Debora Serracchiani, è netta: «Non ci sono più scuse  per le donne dem, che hanno da imparare una dura lezione: nessuno spazio ci sarà dato per gentile concessione. Quando si tratta di ruoli di potere vero, non funzionano le quote di genere come riserva indiana oppure gli articoli dello statuto come specchietto per la democraticità interna. Le donne si sono forse illuse che funzionasse essere  ” in quota”  a capicorrente o inserite per prossimità anziché per competenza o consenso. Invece parlano i fatti » .

 È la prima volta che accade, eppure di governi ne abbiamo visti parecchi:  nella delegazione  il Pd non ha nemmeno una donna.   Succede, spiega ancora la Serracchiani, « perché la logica della stabilità interna ha vinto su quella di genere, ma soprattutto perché non abbiamo ancora preso sul serio la sfida per la leadership. E questa invece dev’essere una questione che le donne devono finalmente mettere sul tappeto senza nessuna timidezza. Perché il confronto con altre realtà, in Europa ma anche in Italia (sì, mi riferisco alla leadership della Meloni) dovrebbe incalzare il Pd. La sfida è prima di tutto politica ma anche culturale».  Il tema è serio: «Il Pd è un partito per donne? » chiede la numero due del Pd.  «Stavolta la misura è colma»  tuona  Valentina Cuppi, sindaca di Marzabotto e presidente dell’assemblea dem , che si compiace della battaglia aperta nel partito:  «E per fortuna… C’è molta delusione e molta arrabbiatura, mettiamola così. Mi sembra una buona reazione ma che deve diventare un’azione chiara».    Domani  è stata fissata una riunione della conferenza nazionale donne dem. «Nelle prossime ore ci incontreremo per decidere come agire. Non lasceremo passare quanto accaduto».  

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Un commento

  1. La Lagarde è donna e una sua dichiarazione lo scorso maggio (per altro diametralmente opposta al whatever it tasse di San Mario Draghi) ha fatto perdere il 15% alle borsa italiana in un giorno. La von der lyen è donna e ha cannato in pieno la politica di approvvigionamento dei vaccini. La Clinton è donna e ha passato anni a umiliare nelle aule dei tribunali le donne giovanissime con cui bill se l’era spassata. La Merkel è donna e delle parole sulla resilienza europea se ne è allegramente fottuta e lei è comprata i vaccini per la Germania a parte.
    La moglie di Macron è don….no, scusate mi stavo sbagliando.
    Donna non è sinonimo di più capace e nemmeno di più leale.

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