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“Lei ministro per la Lega”. La bomba politica di Salvini: schiera Giulia Bongiorno al governo. Una poltrona chiave che terrorizza PD e Cinquestelle

Matteo Salvini esplicita ancora di più il sostegno della Lega a Mario Draghi. Non solo un contributo in termini di voti nelle aule parlamentari. Il leader del Carroccio, alla vigilia della consultazione con il capo del governo incaricato, si dice anche disponibile a entrare nell’esecutivo con propri ministri. Ammesso che l’idea draghiana sia quella di avere una squadra mista, con tecnici e politici. Chi? Il capitano ha due assi da calare. Si tratta di Giancarlo Giorgetti, trait d’union tra l’universo leghista e l’ex presidente della Bce, e Giulia Bongiorno, ex ministro e avvocato di fama, candidata alla Pubblica amministrazione Poi, se si dovesse optare per l’impegno diretto dei leader di partito, scenderebbe in campo direttamente Salvini. Ma questa al momento sembra la soluzione meno probabile.

Il fattore tasse– Al primo incontro con Draghi, Matteo ha illustrato i temi che stanno a cuore alla Lega. E sono: la tassazione, la riforma della giustizia, lo sblocco dei cantieri, la rottamazione delle cartelle e la riproposizione di un piano vaccinale “serio”. Non solo. L’ex ministro dell’Interno ha insistito con il successore di Giuseppe Conte perché, in caso di riforma del sistema previdenziale, non tocchi Quota 100. Sullo sfondo resta la politica migratoria, che potrebbe essere un elemento di attrito, specie se, come pare, al Viminale dovesse essere confermata Luciana Lamorgese. Ma, per il momento, Salvini non sta ponendo l’accento su un tema che, ne è consapevole, è molto divisivo. Il leader di via Bellerio lancia messaggi distensivi: «Non facciamo le cose a metà, se ci siamo ci siamo, altrimenti diamo una mano dall’opposizione come abbiamo fatto nell’ultimo anno e mezzo», spiega, per sottolineare la disponibilità leghista a essere parte integrante della squadra dei “migliori” di Draghi. «Se ci sono spazi per aiutare milioni di italiani che hanno bisogno», ribadisce, «noi ci siamo. Sarebbe ingiusto dire sì o no a prescindere». Salvini, come preannunciato giovedì dal suo vice Giorgetti, spiega che non esistono vie di mezzo, come l’appoggio esterno: «Non è il momento di cose strampalate». Concetto che il capitano precisa anche ai microfoni di Sky Tg24: «Mi piacerebbe che ci fossero tutti, questo è un momento tale per cui serve l’energia di tutti». Per Salvini, alla luce della richiesta del Capo dello Stato di «fare un passo avanti», ora si deve «pensare all’interesse del Paese e non a quello dei partiti», ricordando quanto avvenuto nel dopoguerra, quando «nei governi c’erano tutti, dopo ognuno ha ripreso la sua via». E a chi pone veti, ad esempio sulla presenza della Lega nel governo, Salvini replica: «Chi sono io per dire tu no?». Il Pd ha smussato la propria posizione di chiusura. Cosa che invece non ha fattoLeu. «Serve una maggioranza omogenea», ha premesso il capogruppoFederico Fornaroal termine delle consultazioni con Draghi. «È evidente che una nostra firma sotto un programma di governo in cui ci sia la flat tax non ci potrà mai essere», sottolinea. Ancor più nettaLoredana De Petris: «È assolutamente impossibile condividere con le forze sovraniste».

Mano tesa – Provocazioni che Salvini si lascia scivolare addosso: «Mi spiace che altri dicano “con la Lega e Salvini no”, poi vedo che il Movimento 5 stelle ha le sue traversie. Noi con Draghi non parleremo di partiti e non diremo che non vogliamo qualcuno. Certo, noi vogliamo un Paese con meno tasse, se i 5 Stelle dicono che vogliono la patrimoniale…». Altro tema su cui il Carroccio evolve la propria posizione è sul mandato a termine: «Non penso che un governo abbia una data di scadenza», dichiara Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, «è chiaro che quando si andrà al voto, e spero non sia tardi, sarà sicuramente un processo di crescita per questo Paese». Restano, infine, le distanze con Fratelli d’Italia. Venerdì Giorgia Meloni ha detto a Draghi che il suo partito sarà all’opposizione. Una occasione mancata, commenta il deputato leghista Claudio Borghi: «Un centrodestra unito che entrasse in questo governo sarebbe l’azionista di maggioranza». 

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