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Casalino e Travaglio hanno convinto Conte ad evitare la salita al Colle di stasera: ecco i folli piani di chi comanda per davvero

Retroscena dal Palazzo di dagospia.com

Conte ha bidonati tutti! Ora il Cazzaro con la pochette ha cambiato idea e ha convocato per domani mattina il consiglio dei ministri per formalizzare le sue dimissioni.

Perché prendere ancora tempo? Perché in fondo Giuseppi di dimettersi non ha alcuna voglia e il duplex Travaglio-Casalino ormai lo ha convinto che la migliore strada da prendere è quella del voto.

Del resto, la relazione sulla giustizia del manettaro Bonafede era programmata e si sapeva benissimo che i cosiddetti “responsabili” sono tutti garantisti. E quel genio di Zinga con Sancho Bettini al seguito è finito contro un muro perché i due idioti erano, chissà perché, convinti che avrebbero strappato a Italia Viva chissà chi.

Fino a stamattina Conte ha insistito di non voler salire al Colle per dimettersi, come gli suggeriva il Pd. Si era ventilata l’idea che Giuseppi volesse tornare in aula in occasione del voto sulla relazione Bonafede. L’obiettivo era far deflagrare tutto e in primis il M5S, che vedendosi così sfiduciato il suo capo delegazione Bonafede non avrebbe avuto alternative se non andare alle urne.

Ma i vertici grillini lo hanno fermato e gli hanno fatto capire che non avrebbero mandato uno dei loro al macero. E arriviamo al momento in cui stiamo scrivendo, con i dem che dopo aver insistito in tutta la giornata di ieri adesso provano a smarcarsi dalla richiesta di dimissioni a Conte (fonti, il Pd non ha chiesto che andasse al Quirinale).

L’unica cosa che conta per Zingaretti è non ritrovarsi con la pistola fumante in mano. E dopo aver bofonchiato per giorni “mai più con Renzi”, Ciccio Bettini a La7 fa un rinculo carpiato con scappellamento a destra: “Ora Matteo Renzi dimostri effettivamente di avere il senso non dell’errore ma un po’ del salto nel buio che lui ha procurato e incominci in Parlamento a dare qualche segnale, se ci sono delle aperture”.

Intanto Ta-Rocco ha chiesto al suo schiavo numero 2, Vito Crimi, di fare un endorsement allo schiavo numero 1, Giuseppi. E ha fatto lo stesso con Beppe Grillo, ma quest’ultimo è sembrato davvero poco convincente: un misero appello ai costruttori. Non era quello che gli aveva chiesto Chigi.

Beppemao in effetti è stanco di questa telenovela e a chi gli sta intorno ultimamente va dicendo solo una cosa: va bene tutto, basta che non si va al voto e che non cediamo sui nostri valori. Un modo elegante per dire che dell’Avvocato Pio tutto si può fare a meno.

Renzi gongola, invece, quando nei 5 Stelle cominciano già a circolare i primi nomi che potrebbero sostituire il premier per caos. Sembrerebbe essere in voga il ministro Patuanelli, anche tra le fila del Pd. È vicino a Confindustria – dicono – e ha sposato l’ingresso nell’area riformista.

Ma pare che a Mattarella non basti il partito di quell’inaffidabile di Renzi e ritorna in scena la ‘’maggioranza Ursula” con Forza Italia nell’esecutivo ma, in barba ai piagnistei di Gianni Letta (giovedì ha incontrato in Provenza Silvio), Berlusconi non vuole Conte a palazzo Chigi. E se Salvini rompe il cazzo, basta ricordargli che per un anno ha fatto il governo con i 5Stelle. Amen.

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