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E’ panico a Palazzo Chigi: preso atto che non hanno uno straccio di maggioranza, cosa sperano di fare per continuare a governare impuniti

1 – IMBARAZZI

Jena per “la Stampa”: Se nascesse il partito di Conte, alle prossime elezioni aumenterebbe l’ imbarazzo della scelta tra chi non votare.

2 – DAGOREPORT tratto da dagospia.com

Prima notizia: al momento in cui scriviamo il governo Conte non ha la maggioranza. L’Udc si sfila e Mastella si è chiamato fuori: se non ottiene una poltrona per la moglie, non ci sta. Come dicono a Ceppaloni: dare moneta, vedere cammello.

Seconda notizia: la bozza del Recovery Plan italiano è stato ‘’bocciato’’ da Bruxelles con fragorose risate. In via informale, è stato comunicato al Quirinale. Tanto è vero che ieri la Frankfurter Allgemeine, letto il documento, ha attribuito a Conte il proposito di voler spendere “i soldi di Bruxelles in base a calcoli politici e clientelari”.  

Prima domanda: perché, pur considerando da un bel pezzo insopportabile la sindrome napoleonica di Conte, Mattarella, ora è pronto a ingurgitare la pattuglia dei “costruttori”, un tempo noti come voltagabbana? Eppure, nei giorni scorsi, da Breda a Magri, i quirinalisti hanno sempre narrato una Mummia Sicula ostile a “maggioranze raccogliticce”. E martedì, col voto di fiducia in Senato, potremmo arrivare a un governo Conte-Mastella-Cesa; uno squallore che ci riporta indietro di trent’anni.  

Seconda domanda: come mai Mattarella, anche in disaccordo con i suoi consiglieri Zampetti e Astorri, ha dato il via libera al papocchio dello schiavo di Casalino e Travaglio? Davanti alla manifesta incapacità del PD, unico partito strutturato del governo, di gestire la crisi aperta dalla ritiro di Italia Viva, il capo dello Stato ha avuto paura che una crisi così al buio non potesse avere uno sbocco.

Zingaretti, Franceschini e compagni hanno dimostrato per l’ennesima volta che hanno il vigore politico di un semolino, lasciando Renzi col cerino acceso in mano. E infatti Matteuccio, usato e scaricato, è incazzato come una biscia. Dopo l‘uscita di Italia Viva, il Pd non è riuscito a gestire la crisi, non ha costretto Conte a dimettersi e fare un accordo con i partiti dell’alleanza (Renzi compreso) per fare un rimpasto per poi ripresentarsi in aula per un Conte-ter. Ovviamente il nuovo esecutivo avrebbe messo le ganasce alle mandibole dell’avvocato di Padre Pio (tutto).

Terza domanda: perché non è avvenuto il rimpasto, il famoso “cambio di passo”, che gran parte del Pd (da Orlando a Guerini, da Franceschini allo stesso Zinga) ha sempre chiesto a Conte? Perché il cambio di alcuni ministri, diciamo inadeguati, ha trovato davanti il muro del M5S: Di Maio, Crimi e cazzari vari sono incapaci di gestirlo perché il movimento non reggerebbe il cambio di una Catalfo o di una Azzolina. A quel punto, Conte ha ascoltato Casalino e Travaglio: si va alla conta in Parlamento.

A Conte, Mattarella ha intimato in maniera secca e severa: “Voglio una maggioranza solida”. Quindi è partito il corteggiamento di Casalino e del capo di gabinetto del premier Goracci al gruppo avariato di Udc by Cesa, alla moglie di Mastella e altri sbandati che se la spassano in Parlamento intascando 16mila euro al mese.

Ultima notizia: Orlando, Guerini, Marcucci, Zanda – che rimproverano a Zinga anche la mancata riforma elettorale – stanno lavorando per la ricucitura con Renzi senza far fare una figura di merda a Conte. Come? Si va avanti con l’astensione di Italia Viva.

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