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Conte non esclude il lockdown: “Possibile tutta Italia in zona rossa a Gennaio”

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è stato invitato quale ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, su Rai Uno, moltissimi i temi trattati dalla scuola, alla task force, passando al turismo, al Mes. Uno dei temi cardine trattati nel corso dell’intervista è proprio la scuola in particolare ha esternato la volontà di voler portare la “didattica a distanza almeno al 50% per le scuole secondarie superiori con il massimo di flessibilità” a partire dal 7 gennaio.

Porta a Porta, Conte sulla scuola

“Dobbiamo ripartire” anche per quanto riguarda la didattica in presenza, ha spiegato Conte, proprio in quello che per molti studenti delle scuole secondarie potrebbe essere l’ultimo giorno di lezioni a distanza.

Manca ancora l’ufficialità, però, e restano tante le incognite per quanto riguarda la maturità e la durata dell’anno scolastico, che potrebbe protrarsi fino a fine giugno. Continua, nel frattempo, il botta e risposta tra il governo centrale e le regioni, con il governatore Vincenzo De Luca che rimanda la decisione al prossimo annoCoronavirus, così riapre la scuola in presenza nel 2021 ma restano dubbi sull’esame di maturitàAll’inizio del mese di dicembre e con il ritorno a zona gialla di quasi tutte le regioni, molti studenti tornavano a sedere tra i banchi di scuola. Diverse categorie di alunni erano tornate in presenza ma le difficoltà per molti istituti scolastici

Il Presidente del Consiglio proprio sulla necessità di apportare dei cambiamenti per ciò che riguarda la scuola, ha sottolineato come la complessità del sistema anche da un punto di vista burocratico renda complicato apportare dei cambiamenti sul breve periodo: “In un sistema complesso come quello italiano, anche dal punto di vista burocratico, non è facile immaginare da un momento all’altro di rivoluzionare tutto.

Ci sono comparti che difficilmente dialogano tra loro, c’è da avviare un dialogo tra il centro e le autorità locali, periferiche. Qualcuno pensa che il Governo abbia la bacchetta magica con cui riorganizzare tutto il sistema. Non è così, non abbiamo il potere per farlo”.

Zona rossa con RT in aumento

“Non ho mai pensato di non farcela” ad affrontare l’emergenza sanitaria, ha continuato il primo ministro, confessando però “che ci sono stati momenti molto difficili, soprattutto all’inizio. È stato difficile prendere le prime decisioni, le zone rosse, il lockdown. Quando abbiamo cominciato a vedere i decessi per me è stato un momento particolarmente sofferto“.

A soli due giorni dal Natale, il premier ha ricordato che, anche dopo le festività, dovremo affrontare “gennaio dosando cum grano salis le misure solo dove necessario tra zona gialla, arancione e rossa. Se dovesse arrivare un’impennata, una terza ondata o una variante che faccia sbalzare l’RT, allora ci troveremmo facilmente in zona rossa o con misure più restrittive. Ma in una situazione come quella attuale forse dovremmo affrontare gennaio-febbraio con una certa tranquillità”.

A preoccupare, ora, è soprattutto il Veneto, dove è necessario indagare le cause della risalita repentina dei contagi: “Ora spunta una variante inglese che corre molto più veloce, di uno 0.70 in più, e spiegherebbe molte cose. Ma non voglio avanzare ipotesi”.

“Rafforzerò la cinghia di protezione”

Un altro aspetto su cui Conte ha posto l’accento è il rischio di un’eventuale terza ondata. Il Premier ha infatti dichiarato che qualora tale rischio diventi concreto, anche in luce della diffusione della variante inglese, provvederà senza indugio a “rafforzare la cintura di protezione per il periodo natalizioperché lasciando correre rischieremmo una nuova ondata”.

Obiettivo 15 milioni di vaccinati

L’obiettivo è arrivare a 15 milioni di vaccinati ad aprile, se ci dovesse essere un rifiuto di massima bisognerà valutare”, ha dichiarato il capo del Governo Giuseppe Conte. Il Premier ha poi specificato che “Nel nostro ordinamento costituzionale esiste un principio di autodeterminazione. Se dovessimo scoprire che la popolazione non si vaccina allora sarà un problema da affrontare, ma non c’è ragione di credere ad una prospettiva del genere“.

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