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Ma guarda la combinazione: proprio quando partono i vaccini prende fuoco il maggior impianto di produzione di idrossiclorochina

Ma tu pensa la sfiga… cosa ti va casualmente, ieri notte, a saltare in aria? La seconda fabbrica più grande al mondo di Idrossiclorochina… ma tu pensa… proprio quella nella quale si produce il principale farmaco concorrente del vaccino nella lotta al Covid… Ma no, assolutamente no, nessun complottismo… solo una coincidenza… Ah sì, quest’anno butta proprio male… Ma tu pensa la sfiga… ma che sfiga! Che sfiga!…

Nella città taiwanese di Taoyuan, un imponente impianto della casa farmaceutica SCI Pharmtech è stato devastato da un’esplosione che ha portato alla morte di un lavoratore filippino. L’incendio ha provocato all’azienda danni per 800 milioni di nuovi dollari taiwanesi, pari a più di 23 milioni di euro. La fabbrica, che impiega circa 270 operai, è il secondo fornitore mondiale del principio attivo dell’idrossiclorochina, il farmaco antimalarico da mesi al centro del dibattito scientifico circa la sua capacità di contribuire alla guarigione dal Covid.

Il Consiglio di Stato ha autorizzato con una sentenza pubblicata il 12 dicembre, l’uso dell’idrossiclorochina per la cura del Covi-19. Nonostante i dubbi degli scienziati, nonostante quelli dell’Oms, nonostante lo stop decretato dall’agenzia italiana del farmaco, la magistratura ha accolto il ricorso di un gruppo di medici e riacceso il semaforo verde per l’uso del farmaco in passato utilizzato per la cura della malaria e i cui benefici erano stati esaltati da trump e da Salvini. «Deve essere rispettata l’autonomia decisionale del singolo medico» hanno scritto i giudici amministrativi nel dispositivo per motivare la decisione.

A luglio lo stop dell’Aifa

Il 22 luglio scorso l’Aifa aveva vietato l’uso dell’idrossiclorochina al di fuori degli usi prescritti dal «bugiardino», vale dire il foglio di istruzioni allegato alle confezioni del farmaco. Ciò significava in pratica che veniva sospesa la somministrazione del farmaco sui pazienti colpiti dal coronavirus. A indurre l’Aifa a tirare il freno erano stati gli studi clinici che evidenziavano una scarsa efficacia dell’idrossiclorochina sui malati di Covid e in alcune circostanze anche dei danni. Inutile, insomma, secondo gli esperti, coltivare delle illusioni.

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