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La tua casa nel mirino: così il PD prova a “svuotare” il nostro conto corrente

Patrimoniale? Il piano B della sinistra: riforma del catasto, ecco quali contribuenti vengono colpiti

Occorre dare atto di una cosa, ai sinistri tassatori: non si fanno mai cogliere alla sprovvista, hanno sempre un piano B pronto. Ieri la commissione Bilancio ha dichiarato inammissibile la patrimoniale proposta da Nicola Fratoianni di Leu, Matteo Orfini del Pd e altri senatori di sinistra. L’altolà ufficialmente è dovuto a «carenza o inidoneità di compensazione», ossia a ragioni contabili: è stato ritenuto che il gettito dell’imposta, pur infierendo su alcuni contribuenti, visto dalla parte dello Stato non avrebbe compensato l’abolizione dell‘Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti, prevista nello stesso emendamento. Nessun problema, hanno fatto sapere i due autori: sono pronti a riscrivere la formula, aumentando il prelievo. Visto come è facile? Altrimenti Tommaso Nannicini, economista e senatore del Partito democratico, ha pronta l’alternativa: la parziale reintroduzione dell’Imu sulla prima casa e una riforma del catasto. Quest’ ultima non sarebbe altro che un aumento del valore presunto degli edifici, che rappresenta la base imponibile dell’Imu, di una quota dell’Irpef e dell’imposta di registro sulla compravendita degli immobili. Una mazzata sul mattone, in parole povere: questo sì che sarebbe «di sinistra», spiega Nannicini ai compagni.

La patrimoniale che Fratoianni, Orfini e gli altri vogliono introdurre tramite un emendamento alla manovra è un’imposta di tipo progressivo, a carico di chi ha una «ricchezza netta», immobili compresi, superiore ai 500mila euro. L’aliquota iniziale sarebbe dello 0,2% e salirebbe sino a prelevare il 2% annuo a chi possiede beni per oltre 50 milioni. Secondo i conti dell’Istituto Bruno Leoni colpirebbe poco meno di una famiglia su dieci: circa cinque milioni di italiani, quindi. In gran parte imprenditori, professionisti, lavoratori autonomi e pensionati residenti nelle grandi città del Centro e del Nord. Con una base imponibile di 4.500 miliardi di euro, il gettito annuale non dovrebbe allontanarsi molto dai 22 miliardi di euro dell’Imu, che andrebbe a sostituire.

Per l’economista Paolo Savona, presidente della Consob, colpire con una simile patrimoniale gli immobili e le altre ricchezze «sarebbe estremamente difficile ed estremamente ingiusto». Ma i due che l’hanno disegnata sono determinati a far piangere «i ricchi» e sono convinti che la loro idea sia fruttuosa per lo Stato e penalizzante per la platea complessiva dei contribuenti. Tanto da offendersi quando i colleghi senatori hanno bloccato l’emendamento, con la motivazione che il fisco non ne guadagnerebbe. «È incredibile che un’imposta che garantisce maggior gettito venga respinta con questa motivazione. Faremo ricorso e ci aspettiamo una spiegazione, numeri alla mano, del perché ciò sia accaduto», avvertono. In ogni caso, la loro soluzione è già pronta: «Qualora la decisione fosse confermata», annunciano Fratoianni e Orfini, «ripresenteremo l’emendamento in Senato tenendo conto delle eventuali obiezioni». E l’unico modo per farlo è aumentare il gettito della patrimoniale, alzando le aliquote o allargando la platea, oppure rinunciando all’abolizione totale dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti. Comunque la si giri, più lacrime per i contribuenti.

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