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La letterina di Tommaso? Una colossale presa per i fondelli, ma Conte ci casca: si fa deridere da un bimbo di 5 anni

di Fabrizio Biasin per Libero

È infine arrivata la letterina, che non è quella dell’Agenzia delle Entrate come capita a noi povere bestie, ma quella di Tommaso, 5 anni. Tommaso, 5 anni, ha scritto a Giuseppe Conte perché i Teletubbies, evidentemente, al momento sono in ferie. Ce lo ha detto lui, il Presidente del Consiglio, in un post pubblicato e poi cancellato e poi ripubblicato sui suoi profili social. E all’improvviso questo Paese è parso più grottesco del solito.

Anche impegnandoci facciamo fatica a metterci nella testa del bimbo Tommaso, 5 anni, che prende penna e calamaio e scrive così: «Caro presidente Conte () In famiglia seguiamo tutte le regole e le Sue disposizioni; igienizziamo sempre le manine () Volevo chiederle se può fare un’autocertificazione speciale a Babbo Natale per consentirgli di consegnare i doni ai bimbi () Le prometto che oltre al lattino caldo e ai biscotti, metterò sotto l’albero anche l’igienizzante () Grazie, Tommaso».

Anche impegnandoci facciamo fatica a metterci nella testa di Giuseppì, 56 anni, che prende penna e calamaio e risponde così: «Caro Tommaso, () Babbo Natale mi ha garantito che già possiede un’autocertificazione internazionale (…). Mi ha poi confermato che usa sempre la mascherina e mantiene la giusta distanza () L’idea di fargli trovare sotto l’albero, oltre al latte caldo e ai biscotti, anche del liquido igienizzante mi sembra ottima (…) Gli ho raccontato che quest’ anno in Italia è stato un anno molto difficile e tu e tutti i bambini siete stati adorabili () A cacciare via il coronavirus ci riusciremo noi adulti, tutti insieme. Così tu e i tuoi compagni potrete tornare presto a giocare liberi e felici e ad abbracciarvi tutti. Un forte abbraccio, Giuseppe Conte».

Anche impegnandoci facciamo fatica a metterci nella testa di chi, tra i consiglieri del novello “Giuseppe-Natale” ha deciso che sì, quella lettera aveva tanto senso e andava pubblicata e «no, tranquilli, non creerà un vortice di clamorosa ilarità/incazzatura generale». Cinque risposte al post (tra le centinaia e centinaia) prese a caso: 1) «Bravo Rocco, magari la prossima volta qualche errore aggiungilo così sei più credibile!». 2) «Questo bimbo scrive meglio di Di Maio». 3) «Se a 5 anni scrive cosi, puoi lasciargli il posto». 4) «Spero sia inventata, altrimenti questa famiglia va segnalata ai Servizi Sociali». 5) Direttamente dall’account di Babbo Natale: «Grazie di cuore a Tommaso per avervi ricordato quanto io sia ancora indispensabile allo sforzo produttivo del Paese».

I casi sono due: 1) O la lettera è – diciamo così – auto-prodotta e allora al governo hanno perso la capoccia quanto a “strategia” (tendiamo a escluderlo), oppure 2) non hanno capito che si trattava di una colossale presa per il culo e allora sono loro che credono ancora a Babbo Natale. Se invece a Palazzo pensano che davvero Tommaso, 5 anni, abbia scritto al suo politico preferito Giuseppì, allora siamo veramente all’ammazzacaffè. Anzi no, al lattino coi biscotti.

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