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Ci mancava Gino Strada: pronta per l’ex picchiatore rosso un super poltrona in Calabria

Si complica la partita della sanità calabrese. E la scelta del nuovo commissario dopo l’imbarazzante uscita di scena del generale Saverio Cotticelli, in carica dai tempi del governo giallo verde e scivolato su un’intervista tv che ha tentato di giustificare ipotizzando di essere stato forse drogato, rischia di diventare nuovo motivo di frizioni tutte interne alla maggioranza.  

Causa imbarazzante video in cui afferma di non credere all’utilità delle mascherine, la nomina di Giuseppe Zuccatelli, manager sanitario con 40 anni di esperienza e uomo di Leu scelto di gran corsa per sostituire il generale, è sempre meno condivisa all’interno della maggioranza. Fino a ieri, il ministro Roberto Speranza lo ha difeso, sottolineando che “un video non cancella anni di curriculum” e annunciando che, in ogni caso, il governo fosse già al lavoro per affiancargli una seconda personalità di livello. Ma è rimasto solo. Ed oggi arrivano i primi pubblici distinguo.

E anche i vescovi calabresi esprimono “forte preoccupazione e profonda amarezza di fronte all’evoluzione delle vicende che riguardano la sanità e la tutela del diritto alla salute in Calabria”, come afferma il presidente della Conferenza episcopale della Calabria Vincenzo Bertolone.


La Babele a cinquestelle

Per giorni in silenzio, forse per far dimenticare la paternità della nomina del generale ai tempi del governo giallo-verde, i Cinque Stelle in mattinata hanno ritrovato la voce. E ormai come spesso succede  si sono mossi in ordine sparso. L’eurodeputata Laura Ferrara, alcuni parlamentari e consiglieri comunali chiedono a mezzo stampa la “revoca della nomina di Zuccatelli con effetto immediato o tutt’al più il suo mancato rinnovo con l’entrata in vigore del nuovo decreto Calabria, che avverrà a giorni”. In alternativa, dicono i rumors, alla maggioranza potrebbe mancare qualche voto alla prova dell’aula. 

Va oltre il deputato pentastellato, Francesco Forciniti, che sembra rubare argomenti al centrodestra nell’affermare “la nomina di Giuseppe Zuccatelli non può soddisfare i cittadini calabresi perché rappresenta una scelta di assoluta continuità con il passato. Nel metodo, perché perpetua la logica dei dirigenti con la tessera di partito in tasca, e nel merito, perché Zuccatelli ha già amministrato aziende sanitarie in Calabria, e fa parte a pieno titolo di quella classe dirigente che certamente non ha portato i risultati sperati alla nostra terra”. Cerca di tenere il piede in due scarpe un altro deputato calabrese, Giuseppe D’Ippolito, che sconfessa la nomina di Zuccatelli “per il metodo seguito e perché abbiamo sempre predicato rinnovamento e ricambio generazionale” ma del manager romagnolo “salva” il profilo professionale, sottolineando che “ha saputo fronteggiare il rettore dell’ateneo, struttura che sulla sanità calabrese continua a fare la parte del leone pur non garantendo, a fronte di un corrispettivo regionale da anni superiore di molti milioni a quanto consentito dalle norme vigenti, l’attivazione del Pronto soccorso, l’emergenza-urgenza, l’accreditamento delle scuole di specializzazione e la lotta efficace al Covid”.  

Cerca di salvare capra e cavoli il senatore e presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, che sul nuovo commissario ad acta non si esprime, ma annuncia un dialogo in corso con Gino Strada “allo scopo di coinvolgerlo nella squadra della sanità calabrese in fase di rinnovamento dopo l’uscita del commissario Saverio Cotticelli e l’arrivo di Giuseppe Zuccatelli”. In cantiere, anticipa, ci sarebbe una squadra, non semplicemente una nomina e “in silenzio e senza fare polemiche inutili” – ci tiene a sottolineare – Si sta lavorando con il Governo affinché in Calabria si abbia una squadra che includa qualcuno che ha chiarissimo il quadro, qualcuno che sappia frenare appetiti criminali”. 

Tutti vogliono Gino Strada

In realtà, il nome del fondatore di Emergency circola da un po’ come soluzione ai disastri e alle carenze strutturali della sanità calabrese, rese ancor più gravi dalla seconda ondata della pandemia in corso e fra le motivazioni che hanno portato alla collocazione della regione fra le zone rosse. A lanciare per prime la sua “candidatura” alla guida della sanità calabrese sono state le Sardine, che già nel marzo scorso avevano chiesto all’allora presidente Jole Santelli, di recente scomparsa, di coinvolgerlo nella gestione dell’emergenza. Proposta caduta nel vuoto. Più di recente, dopo lo scivolone del generale Cotticelli, le Sardine tutte e con forza la calabrese Jasmine Cristallo, avevano proposto il suo nome al ministro Speranza e al governo. “La Calabria – diceva ieri Cristallo a Repubblica – necessita di un’azione, di un messaggio di shock e di rottura immediata e che sia immediatamente leggibile ed esigibile. Questo può avvenire soltanto attraverso la scelta di un nome che non abbia ombra alcuna, una persona lontana da qualunque logica spartitoria e che abbia come stella polare la centralità della sanità pubblica, in una sussidiarietà fattiva e funzionale con tutto il mondo dell’associazionismo sul territorio e metta al primo posto la tutela della salute a partire dai ceti più deboli e marginali della nostra società. Questi valori e questi strumenti trovano sintesi assoluta nella figura di Gino Strada”. Un’ipotesi che era stata vagliata e per le quali erano state avviate anche interlocuzioni, ma improvvisamente fatta cadere. Si è preferito – dicono fonti vicine al governo – optare per una soluzione interna.  

Ma da jolly Zuccatelli si è rivelato un boomerang, per questo oggi il governo starebbe cercando una strada per tornare sui propri passi. E la soluzione Gino Strada sembra piacere un po’ a tutti, da esponenti locali del Pd ai parlamentari, fino ad arrivare ad ampi settori dei Cinque Stelle. Nel frattempo, per la sua nomina le Sardine continuano a battagliare e lanciano anche un hashtag a sostegno della sua indicazione come commissario straordinario alla sanità: #ginostradacommissario. 

La Calabria dopo Santelli

Un nodo che, a meno che non venga sciolto nelle prossime ore, potrebbe diventare argomento del consiglio dei ministri previsto per stasera sul “caso Calabria”. Il governo della sanità della Regione è infatti un problema nel problema. Orfana della sua governatrice, morta il 15 ottobre scorso, la regione dovrebbe andare ad elezioni in tempi estremamente brevi – 60 giorni a partire dal congedo del Consiglio regionale, previsto per domani – ma la pandemia rischia di rendere assai accidentato il percorso verso le urne. In più, sul tavolo c’è anche la questione del commissariamento della sanità, da 11 anni sorvegliata speciale perché affogata di debiti, azzoppata dai tagli e incapace di rispondere ai bisogni di salute del territorio. Con il decreto Calabria bis, i poteri del commissario sono stati rafforzati, le procedure snellite, la Regione esautorata e a chi gestirà la sanità è stato affidato un tesoretto da 180milioni da spendere in tre anni per appianare i debiti.  

Ma dalla Regione è proprio l’istituto del commissariamento che viene messo in discussione. Lo fa l’ordine dei medici di Cosenza, che con il suo presidente Eugenio Corcioni afferma: “Non serve un altro commissario o, per lo meno, non soltanto lui, ma occorre nominare al suo fianco una vera e propria ‘task force’, reclutata tra le migliori competenze disponibili nel paese – suggerisce – che agisca in fretta, in perfetta autonomia dai condizionamenti politici, che sia capace di svolgere la sua funzione unicamente per l’interesse comune, senza favorire nessuna delle parti che competeranno nella imminente contesa elettorale regionale”. Lo fanno i magistrati reggini di Area, la corrente di sinistra delle toghe, che con una nota criticano il “proliferare dei commissariamenti, cui abbiamo assistito negli ultimi anni in diversi ambiti della vita pubblica ha reso evidente il pericolo costituito da decisioni, scelte e nomine ispirate da logiche meramente legalitarie o ragionieristiche, se non semplicemente di facciata, ma di fatto sganciate da un’effettiva comprensione delle esigenze dei territori” e invitano a “una riflessione, anche dentro lo Stato, sull’efficacia di interventi che da eccezionali e temporanei si sono protratti nel tempo oltre ogni ragionevole previsione, senza risolvere le problematiche per le quali erano stati concepiti”. E contro il commissariamento si schierano anche diversi sindaci, che chiedono un maggiore coinvolgimento delle istituzioni locali nelle scelte. “Noi sindaci calabresi  – dice il primo cittadino di Reggio Calabria – abbiamo chiesto al governo la condivisione del nome del nuovo commissario alla sanità, cosa che non è avvenuta. È sempre più difficile spiegare ai cittadini scelte calate dall’alto che poi non producono i risultati sperati. Serve aprire un centro Covid, serve aumentare i posti di terapia intensiva, serve assumere il personale medico e paramedico che possa dare sostegno ai nostri malati: queste sono le tre condizioni. Non arretreremo di un millimetro”.

Oggi in tutta la Calabria sono previste manifestazioni di piazza per chiedere lo stop ad una gestione della salute in regione più attenta ai conti che ai bisogni della gente, reddito per chi è rimasto senza lavoro e interventi urgenti. Più che nodi, una matassa che adesso toccherà al governo sbrogliare. 

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