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“Nessuno mi ha mai risposto” Ricordate Mingo? Fu licenziato da Antonio Ricci, ora spara a zero su Striscia

Vi ricordate Mingo, di Fabio e Mingo, lo storico inviato di Striscia la Notizia, il programma ideato da Antonio Ricci e in onda da anni su Canale 5? Bene, chi se lo ricorda altrettanto ricorderà come fu cacciato dal tg satirico: secondo l’accusa avrebbe truffato Canale 5 facendosi pagare dieci servizi inventati, con tanto di richiesta di rimborsi per i presunti figuranti. Per questo è stato rinviato a giudizio per truffa, simulazione di reato, falso, calunnia e diffamazione.

E ora, Mingo, torna a difendersi in un’intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno, in cu dà la sua versione dei fatti: “L’importante è essere pronti a reagire perché le cose possono accadere anche ingiustamente, come nel mio caso”, premette. E ancora: “Penso che nessuno in Italia, anzi in Europa, o forse nel mondo possa vantare il primato di essere stato licenziato in diretta tv da un pupazzo di pezza rosso simbolo di un varietà televisivo – sottolinea sarcastico -. Ma facciamo un passo indietro, a più di cinque anni fa! Era il 23 aprile 2015″. Il riferimento al pupazzo è ovviamente al Gabibbo, che ne annunciò la cacciata durante una puntata di Striscia la Notizia.

Mingo riprende il suo racconto: “Noi cascammo dalle nuvole. Non avevamo neanche visto la trasmissione quella sera. Durante la trasmissione il pupazzo rosso aveva sentenziato la mia fine. A pensarci adesso mi vien da sorridere: essere giudicati, processati e sentenziati in diretta televisiva da un pupazzo di pezza. L’Italia è davvero il Paese dei paradossi”, si lamenta. E ancora: “Nessuno ci rispondeva, nessuno ci dava spiegazioni“, dice spiegando di aver provato a contattare la redazione di Striscia invano. Dunque, rigetta ancora le accuse: “Mai inventato nulla. Era tutto così strano. Come vi sentireste se dopo vent’anni circa, i vostri datori di lavoro, diventati dopo anni anche vostri amici, quelli che considerate parte integrante della vostra famiglia, vi voltassero inspiegabilmente le spalle, smettessero di rispondervi al telefono e vi accusassero in diretta tv come se foste il peggiore dei criminali?”.

E ancora, continua: “In questi anni mi sono imbattuto in articoli stampa scritti con cattiveria, nelle fake news più assurde, in haters sui social, insomma nel fango mediatico. Non ci crederete mai ma ho ricevuto anche insulti per strada. Dei più beceri. È stata dura! Ma se sono qui a parlarne alla Gazzetta del Mezzogiorno è perché senza quel dolore non sarei la persona che sono. Un uomo libero”, conclude Mingo.

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