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Senza quarantena ha sconfitto il virus e salvato la sua economia: è l’unica nazione in tutta Europa che non ha costretto i cittadini agli arresti domiciliari

IL CASO SVEZIA: NON FARE IL LOCKDOWN HA SALVATO L’ECONOMIA? L’ANALISI DEL ‘FINANCIAL TIMES’

Mauro Bottarelli per https://it.businessinsider.com/

La materia è di quelle da maneggiare con cura. Con parte di Europa alle prese con una crescente insorgenza di nuovi focolai di Covid, soprattutto in Spagna e Belgio, responsabilità vuole che a trattare tematiche di questa delicatezza per la salute pubblica siano gli scienziati e i medici.

Ma è inutile negare che la pandemia da coronavirus sia ormai un vero e proprio market mover, capace di influenzare con le sue quotidiane novità – in positivo o negativo, più o meno confermate dai riscontri – non solo i corsi degli indici azionari ma anche le previsioni macro rispetto ai dati di crescita.

Con questo spirito meramente di analisi dei dati, il Financial Times – quotidiano non certo tacciabile di profilo complottista, no vax o negazionista – ha preso in esame il caso svedese, ovvero pressoché l’unico Paese al mondo (certamente in Europa) che ha affrontato l’ondata di epidemia senza nemmeno un giorno di lockdown, di fatto ponendo in essere un approccio sanitario basato sul principio dell’immunità di gregge.

morti di coronavirus in svezia da febbraio a luglio

MORTI DI CORONAVIRUS IN SVEZIA DA FEBBRAIO A LUGLIO

Certo, qualche misura di contenimento in corso d’opera è stata imposta, come ad esempio l’utilizzo limitato di mascherine e il distanziamento ma il Paese scandinavo non ha mai visto negozi e ristoranti chiusi, uffici deserti e trasferimenti di massa verso lo smart working, fabbriche in modalità di serrata e, soprattutto, cittadini chiusi in casa e autorizzati a spostarsi solo per esigenze primarie e inderogabili.

Il risultato?

Lo mostrano questi due grafici, i quali delineano l‘andamento temporale dei nuovi casi e dei nuovi decessi a livello quotidiano per Covid.

nuovi casi in svezia da febbraio a luglio

NUOVI CASI IN SVEZIA DA FEBBRAIO A LUGLIO

Insorgenza, picco (probabilmente reso più acuto proprio dall’assenza totale di contromisure sanitarie drastiche) e poi, evidenze alla mano, un calo che fino ad ora non ha presentato nuovi focolai degni di nota.

Merito della tempra vichinga? Della dieta? Ironia a parte, persino la vulgata che vedrebbe il virus indebolito grazie all’arrivo della bella stagione e del netto aumento delle temperatura si scontra contro l’evidenza svedese, poiché a quelle latitudini certamente non si beneficia di temperature che possano “bollire” il Covid, nemmeno in piena estate.

Ma ecco la parte più interessante, quella maggiormente delineata dal servizio del Financial Times: proprio grazie all’assenza totale di lockdown, l’economia svedese sta già oggi mostrando chiari sintomi di miglioramento e di netto outperforming rispetto a tutte le controparti europee.

A confermare il trend sono stati i dati delle trimestrali presentate nelle scorse settimane delle principali aziende del Paese, da giganti come Ericsson ed Electrolux passando per le banche come Handelsbanken e protagonisti della componentistica come Assa Abloy. Tutti hanno vantato profitti ben al di sopra delle aspettative di mercato, anche se in alcuni casi questo trend si sia limitato e sostanziato in un calo più contenuto delle attese.

“Non ho mai visto nella mia carriera una proporzione così alta di aziende che battano le aspettative degli analisti a livello di profitti. Nel caso del secondo trimestre dell’economia svedese, possiamo dire che siano praticamente al 90% abbondante“, dichiara al quotidiano finanziario britannico Esbjorn Lundevall, chief equity strategist presso SEB.

“L’aver mantenuto la società aperta, le scuole aperte, non significa che non siamo stati colpiti dalla pandemia. Ma significa certamente che non siamo stati costretti, di colpo, a non poter più uscire di casa. Non serve un genio dell’economia per capire che questo ha certamente aiutato le imprese”, sottolinea, Alrik Danielson, chief executive del marchio manifatturiero SKF.

i profitti delle aziende svedesi sopra le aspettative

I PROFITTI DELLE AZIENDE SVEDESI SOPRA LE ASPETTATIVE

Questi grafici mostrano un paio di evidenze interessanti. Primo, i numeri giunti dalle trimestrali sono stati tali da aver spinto alcuni economisti a rivedere del tutto le stime del Pil svedese per il 2020, portandolo a livelli certamente non di crescita ma di un netto grado di resilienza all’impatto globale della pandemia rispetto alla media dei Paesi europei.

E prima che qualcuno avanzi il sospetto interessato che il miracolo scandinavo sia frutto della corona e della sovranità monetaria, giova invece sottolineare cosa molti psicologi ritengano abbia realmente offerto un effetto boost all’economia, più di qualsiasi direttiva del governo o delle autorità sanitarie: la predisposizione psicologica degli svedesi nel non aver paura di andare a scuola, in ufficio, in fabbrica ma anche al ristorante, al bar o in giro per negozi.

Senza questo approccio, infatti, nessuna imposizione avrebbe potuto evitare defezioni di massa, nemmeno in Paesi con un altissimo livello di senso civico come quelli scandinavi.

Insomma, il mix di realismo e fatalismo ha battuto quello di psicosi e cautela per 2 a 0. Secondo punto, questo tipo di impatto psicologico si fa notare nel grafico relativo agli utili aziendali, i quali hanno visto vincitrici assolute le aziende con forte vocazione al mercato interno, mentre giganti orientati su un’impostazione più globale come Volvo hanno pagato duramente il lockdown che ha paralizzato per mesi il mondo intero, dall’Asia agli Usa fino all’America Latina.

Non a caso, a presentare i dati in assoluto più inaspettati e confortanti sono stati gli istituti bancari con forte orientamento retail e pressoché nulla esposizione all’estero o a rami come l’investment banking. Infine, si fa notare come la Svezia abbia beneficiato grandemente anche dai buoni rapporti commerciali e politici che intrattiene a livello bipartisan sia con Cina che con gli Usa.

La prima – destinataria di export svedese, soprattutto legato al comparto industriale e alimentare – è stata infatti la nazione-avanguardia della ripresa economica, avendo patito per prima il lockdown più duro. I secondi, di fatto, rimasti operativi in modalità business as usual fino a primavera inoltrata, quando la pandemia ha colpito duramente New York e imposto il lockdown a varie parti del Paese.

E ora, con nuovi focolai in mezza Europa che a detta del premier britannico, Boris Johnson, rappresenterebbero di fatto già l’arrivo della tanto temuta seconda ondata, che fare? Seguire l’esempio svedese o, di fatto, operare con cautela massima, come sembra fare il governo italiano con la sua scelta di prolungamento dello stato di emergenza?

Preso atto che normalmente la via migliore risiede nel mezzo, il problema appare decisamente in testa alla lista delle preoccupazioni degli analisti economici: “Qual è il grado di probabilità di andare incontro a nuovi regimi di lockdown? Qual è il grado di probabilità che sussiste rispetto a quello che possiamo definire un fattore di paura collettiva? Questa e solo questa è la grande questione che incombe sul grado di velocità che si riusciremo a imprimere alla ripresa economica europea. Ora è tutto basato sulla psicologia, è tutto incentrato sulla gente e la sua reazione“, conclude Alrik Danielson.

stime sul pil coronavirus

STIME SUL PIL CORONAVIRUS

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