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Lo schifo indegno di Hamilton contro Mario Andretti e Jackie Stewart: così il milionario rosso insulta i due grandi campioni che hanno osato criticare le sue pagliacciate in mondovisione

Maria Strada per corriere.it

Lo sbarco della politica, e soprattutto della politica antirazzista, in Formula 1 voluto da Lewis Hamilton continua a lasciare il segno. Il pilota britannico, fresco vincitore (anche) del Gp d’Ungheria, ora attacca due leggende (bianche) del motor sport, Mario Andretti e Jackie Stewart, che hanno con le loro dichiarazioni minimizzato il problema nei giorni scorsi..

L’unico pilota di colore della F1, cresciuto povero, che nei mesi scorsi ha raccontato di essere stato anche bullizzato per la sua pelle, che è stato tra i personaggi più autorevoli dello sport ad essere sceso a sostegno del «Black Live Matters», che si è inginocchiato come Colin Kaepernick per le vittime di abusi da parte della polizia, che ha alzato il pugno sul podio come Carlos e Smith alle Olimpiadi di Città del Messico 1968, non le ha mandate certo a dire.

I due gesti

Il baronetto Stewart la scorsa settimana, parlando a Good Morning Britain sulla Bbc, aveva lodato l’attivismo di Hamilton, «un grande esempio per molta gente», ma aggiungendo «Non penso che il problema sia grande come sembra. Non ci sono resistenze al cambiamento, se qualcuno è intelligente e bravo sarà accettato in Formula 1. Quel che dobbiamo fare è essere sicuri che qualunque sia il colore, uomo o donna, sia addestrato in quelle particolari aree dell’ingegneria e, se abbiamo razze differenti che vogliono entrare in Formula 1, devono farlo attraverso lo studio».

Anche Andretti ha risposto al sei volte campione del mondo: «Ci sono luoghi e tempi per esprimere le opinioni. Quello che è successo a Bubba Wallace (un presunto cappio trovato nel suo box nella Nascar, risultato poi altro, ndr) è stato reso più grande del necessario: sembrava una situazione terribile e alla fine non lo era. È stato reso sproporzionato senza ragioni.

Succede se si pensa alla politica prima che al resto. Rispetto Lewis, ma perché diventare militante se è sempre stato accettato e si è guadagnato il rispetto di tutti? Penso che tutta la questione sia pretenziosa, che crei un problema che non esiste».

La risposta di Hamilton, affidata di nuovo alle storie di Instagram, è stata netta, con una frase dedicata prima ad Andretti, e poi separatamente a Stewart: «È una delusione, ma sfortunatamente una realtà che qualcuno delle vecchie generazioni abbia ancora voce e non riesca a uscire dalla propria mentalità e riconoscere che c’è un problema.

Di nuovo, questa è pura ignoranza ma non mi tratterrà dal continuare a spingere per il cambiamento: non è mai troppo tardi per imparare e io spero che quest’uomo (Andretti) che ho sempre rispettato possa prendersi il tempo di studiare», ha detto al primo, aggiungendo poi lo screenshot del commento di Stewart aggiungendo: «Eccone un altro. Solo delusione».

A fine giugno a essere più che bacchettato, quando aveva esclamato che «spesso i neri sono più razzisti dei bianchi», era stato Bernie Ecclestone, ex patron del Circus. Per lui (con simpatie note verso Hitler) il britannico aveva commentato: «Ora è chiaro perché non è stato fatto nulla per rendere la F1 più aperta alle minoranze o per punire gli abusi razziali che ho subìto. Se chi ha gestito la Formula 1 per decenni ha una così grave mancanza di comprensione dei problemi della gente di colore, come ci si può aspettare che chi lavora attorno a lui sia più sensibile? Tutto comincia dal vertice»

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