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“Il figlio beccato con la droga a casa di…” Così dall’alto hanno ricattato il giudice per far condannare Berlusconi

Il giudice della Cassazione Antonio Esposito che nel 2013 condannò Silvio Berlusconi a 3 anni e 8 mesi di carcere per frode fiscale nella vicenda Mediaset-Agrama inguaiato, 7 anni dopo, dal collega Amedeo Franco. Il magistrato, morto nel maggio 2019, dopo quella sentenza (che decise di non firmare) incontrò Berlusconi alla presenza di testimoni e quell’audio, registrato, ora è finito nelle mani di Piero Sansonetti, direttore del Riformista, e pubblicato in parte da Nicola Porro a Quarta Repubblica. Si tratta di una bomba, perché Franco motivava quella condanna come frutto di “pressioni dall’alto” contro Berlusconi e sullo stesso Esposito.

“Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà, a mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia… – spiegava Franco – L’impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto. In effetti hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? Voglio per sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso del… ci continuo a pensare. Non mi libero. Io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo”. E qui il riferimento diretto a Esposito, presidente di sezione: il giudice secondo il collega sarebbe stato “pressato” per pilotare la sentenza perché suo figlio anch’egli magistrato era indagato dalla Procura di Milano per “essere stato beccato con droga a casa di…”. Una storia nota e scomoda, ma che alla luce della ricostruzione di Franco va letta sotto un’altra e più inquietante luce.

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