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La vendetta del Corriere per avere smascherato le balle di Bruxelles: licenziato in tronco lo storico inviato che aveva osato raccontare la verità

CAIRO LICENZIA IN TRONCO IL CORRISPONDENTE DA BRUXELLES. IVO CAIZZI NEL 2018 AVEVA DUELLATO CON IL DIRETTORE FONTANA E SOPRATTUTTO CON IL SUO VICE FUBINI, CHE SECONDO LUI AVEVANO SPARATO IN PRIMA PAGINA NOTIZIE INGIGANTITE SU UNA PROCEDURA D’INFRAZIONE ”GIÀ PRONTA” PER SGAMBETTARE LA FINANZIARIA DEL GOVERNO LEGA-5STELLE, QUELLA CHE DAL 2,4% PASSÒ AL 2,04%

Stefano Graziosi per ”La Verità

Tira aria di burrasca al Corriere della Sera. Secondo Senza Bavaglio, l’editore della testata, Urbano Cairo, ha interrotto senza preavviso il rapporto di lavoro con Ivo Caizzi, corrispondente da Bruxelles da trent’ anni per il quotidiano alla cui direzione, tra l’altro, il giornalista si era candidato senza successo nel 2015. Il siluramento – avallato dal direttore Luciano Fontana – sarebbe avvenuto senza la consultazione della rappresentanza sindacale e senza apparenti motivazioni (sebbene il governo abbia bloccato i licenziamenti senza giusta causa fino ad agosto). In tutto questo, Caizzi avrebbe ricevuto la comunicazione dell’estromissione mentre si trovava chiuso in casa a Bruxelles, a causa del lockdown.

Il Comitato di redazione sosterrà il collega, in quanto il suo licenziamento non avrebbe avuto luogo «nell’ambito delle comuni facoltà previste dall’ordinamento legislativo».L’aspetto forse più curioso di questa vicenda risiede nella fretta con cui Cairo ha scelto di risolvere il rapporto di lavoro. Non soltanto perché nel 2015 – come riportò Linkiesta – aveva orgogliosamente affermato di aver tagliato gli sprechi a La 7 senza aver licenziato nessuno. Ma anche perché aveva sul tavolo soluzioni meno traumatiche. L’editore avrebbe potuto attendere la scadenza del contratto da corrispondente per poi non rinnovarlo.

IVO CAIZZI

IVO CAIZZI

E il giornalista non sarebbe lontano dalla pensione. Eppure Cairo ha optato per una drastica rapidità. A voler pensar male, si potrebbe ritenere che l’editore abbia tenuto conto dei (relativamente) recenti attriti, consumatisi tra Caizzi e i vertici della redazione. A fine dicembre 2018, il corrispondente aveva inviato una lettera al Cdr molto dura verso Fontana e – indirettamente – il vicedirettore Federico Fubini. Nella missiva – pubblicata dalla Verità all’inizio del gennaio successivo – Caizzi chiedeva «di verificare e valutare il comportamento del direttore nella copertura della trattativa tra Unione europea e Italia sulla manovra di bilancio 2019».

 La ragione del contendere risiedeva principalmente nella prima pagina del primo novembre 2018, in cui il Corriere aveva parlato di una «procedura d’infrazione» europea contro l’Italia: una procedura bollata da Caizzi come «inesistente». Egli chiedeva di verificare «se il comportamento del direttore Fontana sia stato corretto», «se si può aprire la prima pagina del Corriere con “una notizia che non c’è” del genere», «se il direttore non debba limitarsi a imporre la sua linea attraverso editoriali, opinioni e commenti», «se l’attendibilità del Corriere non vada difesa meglio, almeno per ridurre le perdite di copie».

La questione investiva anche Fubini che dell’articolo del 1° novembre era l’autore. Come riferì Prima comunicazione, «Fubini non viene mai citato nella mail al Cdr, ma Caizzi mette in evidenza un suo articolo del 7 novembre in cui si nega una possibile soluzione di compromesso sul bilancio del governo Conte, smentendo quanto scritto nei giorni precedenti dallo stesso Caizzi». Gli articoli contestati riguardavano le trattative che – nell’autunno 2018 – l’allora governo italiano M5s-Lega) aveva condotto con Bruxelles sulla legge di bilancio e un deficit al 2,4%.

L’accusa innescò la piccata reazione di Fontana che, in una lettera, dichiarò: «È davvero inverosimile che si giudichi il risultato finale (l’accordo tra Italia e Ue) per dire che i passi iniziali verso la procedura d’infrazione non fossero veri (tra l’altro raccontati da tutti i giornali del mondo e respinti all’inizio dal nostro governo che affermava non avrebbe mai cambiato il numerino del 2,4%). Come se in mezzo e nella trattativa non fosse accaduto nulla». Scontro su tutta la linea, insomma. Non è pertanto da escludere che – dietro la mossa di Cairo -questa complicata vicenda possa aver giocato un ruolo significativo.

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