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HA PRESO I SOLDI E SE LI PORTA SUBITO ALL’ESTERO! Cosa fa Elkann dopo il mega prestito da 6 miliardi garantito da Conte, PD e Cinquestelle

FCA PRENDE I SOLDI, CNH SCAPPA – MENTRE L’EX FIAT INCASSA I 6,3 MILIARDI GARANTITI DALLO STATO, LA ”CUGINA” CNH INDUSTRIAL (SEMPRE CONTROLLATA DA EXOR DEGLI ELKANN-AGNELLI), CHE COMPRENDE I MARCHI IVECO E CASE NEW HOLLAND, METTE IN DISCUSSIONE ALCUNI STORICI STABILIMENTI IN ITALIA: BRESCIA, CON 2 MILA DIPENDENTI, E LECCE (700). SINDACATI IN SUBBUGLIO

Luciano Mondellini per ”MF

Mentre Fca incassa ufficialmente i 6,3 miliardi di prestiti garantiti dallo Stato, la consorella Cnh Industrial – che comprende lo storico brand dei camion Iveco e le macchine agricole di Case New Holland – mette in discussione, secondo i sindacati, il destino di alcuni dei suoi storici stabilimenti in Italia.

Ieri è arrivato l’ ultimo passaggio burocratico necessario per il via libera al prestito da 6,3 miliardi con garanzia Sace richiesto da Fca Italy, la controllata italiana del Lingotto. Il finanziamento, di cui MF-Milano Finanza per primo aveva dato notizia giovedì 15 maggio, è stato infatti registrato dal controllo preventivo della Corte dei Conti, come previsto dalla normativa, portando a termine l’ iter necessario, dopo che lo stesso prestito aveva avuto l’ ok da parte di Intesa Sanpaolo (la banca che effettivamente erogherà l’ importo) e del governo. Tecnicamente la garanzia è concessa nell’ ambito dell’ operatività di Garanzia Italia (lo strumento messo in campo da Sace per sostenere le imprese italiane colpite dall’ emergenza Covid-19) e copre l’ 80% dell’ importo del prestito da 6,3 miliardi richiesto da Fca Italy.

«È un’ operazione di sistema con la quale si punta a rafforzare la filiera automotive italiana e a rilanciare gli investimenti, l’ innovazione e l’ occupazione in un settore strategico per il futuro economico e industriale del Paese», ha commentato il ministro dell’ Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, aggiungendo che «il governo verificherà l’ attuazione degli impegni assunti da Fca Italy».

Ma poche ore dopo l’ ufficializzazione del prestito dalla galassia Agnelli è arrivata un’ altra notizia destinata a far discutere.

Cnh Industrial, società anch’ essa controllata da Exor (e che sino al 2011 era di fatto una parte dell’ allora gruppo Fiat), sta riesaminando il piano industriale per l’ Italia e sotto esame ci sono gli stabilimenti di Brescia e Lecce.

Lo hanno rivelato i sindacati dopo l’ incontro al ministero dello Sviluppo Economico, ricordando inoltre che l’ impianto di Pregnana (Milano) cesserà la produzione nel 2021 ed è in corso un confronto in sede regionale per la reindustrializzazione, mentre quello di San Mauro (Torino) sarà riconvertito in polo logistico. In conseguenza di ciò quasi tutte le sigle sindacali dei metalmeccanici- (Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri) hanno proclamato lo stato di agitazione in tutti gli stabilimenti italiani di Cnh Industrial, con un pacchetto di otto ore di sciopero previsto per luglio. Va precisato che Fca e Cnh sono dal 2011 due aziende distinte, anche se sono controllate entrambe da Exor rispettivamente con il 28,7 e il 26,9% del capitale. Ciò detto, è evidente come la contemporaneità delle due notizie possa creare problemi di opportunità, quantomeno sul piano politico.

Nel dettaglio, per quanto riguarda Cnh Industrial i sindacati hanno chiesto «l’ immediata convocazione di un tavolo con i ministri dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e del Lavoro Nunzia Catalfo» e hanno chiesto a Cnh Industrial «l’ integrale rispetto dell’ accordo del 10 marzo 2020». In molti stabilimenti, hanno spiegato i rappresentanti del lavoratori, l’ attività sta riprendendo non senza problemi a causa della caduta della domanda, «ma è a Brescia e a Lecce che si hanno i principali segnali di allarme, tanto che Cnh ha dichiarato che sta riconsiderando la loro posizione nell’ ambito del piano industriale».

 In particolare, hanno spiegato i sindacati, a Brescia (stabilimento per il quale stati programmati nuovi investimenti), e a Lecce (dove era stato stimato un robusto incremento dei volumi), si registra una forte sofferenza dovuta al calo degli ordinativi, che sta spingendo addirittura l’ azienda a riconsiderare il piano industriale. «La presa di posizione aziendale è molto grave poiché mette in discussione gli impegni presi con l’ accordo del 10 marzo e getta un’ ombra sul futuro dello stabilimento di Brescia, con 2 mila dipendenti, e dello stabilimento di Lecce, con 700 dipendenti».

Le sigle sindacali hanno chiesto al governo di intervenire, anche perché altri Paesi europei potrebbero attirare gli investimenti inizialmente previsti per l’ Italia.

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