Home / STORIE DI SPORT / Calcio italiano in lutto: è morto Pierino Prati, campione d’Europa e bomber di Milan e Roma

Calcio italiano in lutto: è morto Pierino Prati, campione d’Europa e bomber di Milan e Roma

Pochi giorni dopo Mario Corso, il calcio italiano perde un altro dei suoi miti. All’età di 73 anni dopo una lunga malattia è morto Pierino Prati. Milan e Roma le squadre simbolo di una carriera che ha avuto parentesi con Fiorentina, Salernitana, Savona e, sia pure solamente per qualche partita, con i nordamericani dei Rochester Lancers. Spazi importanti anche in Nazionale: campione d’Europa nel 1968, fu tra i 22 della spedizione al mondiale in Messico nel 1970.

Il nome di ‘Pierino la peste’ (il suo alias) è legato a tanti gol e, fondamentalmente, a due allenatori: Nils Liedholm e Nereo Rocco. Nel Milan fu lo svedese a prenderlo quando era responsabile del settore giovanile. Ma fu Rocco, dopo una bonaria perplessità iniziale (“Pensavo di aver preso un giocatore e non un cantante”, disse quando lo vide arrivare con i pantaloni a zampa d’elefante ed i capelli lunghi) a valorizzarne le qualità di bomber.

Gianni Rivera era, non ci sarebbe bisogno di dirlo, il faro di quella squadra. Prati, nonostante partisse decentrato, il finalizzatore insieme a Sormani: 102 gol in 209 partite, le più importanti nella finale di Coppa dei Campioni del 1969 a Madrid, quando con una tripletta occupò quasi interamente il tabellino dei marcatori contro l’Ajax di un giovanissimo talento di nome Johan Cruyff. Emblematica la rete del 4-1 che sigillò il trionfo: un colpo di testa dopo un ricamo infinito del Golden Boy nel tempio del Santiago Bernabeu. Ma Prati non sapeva solo trasformare in oro solo le trovate degli altri, il gol infatti sapeva anche costruirselo, ed in tutte le salse. L’esempio sempre nella stessa notte spagnola: ne inventò uno con una bomba da fuori area che non concesse il tempo di un amen al portiere olandese Bals.

Oltre al titolo di campione d’Europa, in rossonero arrivò uno scudetto (nel 1968, insieme alla classifica dei cannonieri con 15 reti), due coppe Italia, due Coppe delle Coppe, una Coppa Intercontinentale. Era in campo alla Bombonera di Buenos Aires nella finale di ritorno con l’Estudiantes, quando la sfide tra le più forti di Europa e Sudamerica erano più una guerra di culture che partite di calcio. Il Milan aveva vinto 3-0 all’andata e dovette subire una caccia all’uomo degli argentini, che non riuscirono a prendersi il trofeo ma causarono danni a parecchi giocatori milanisti. Combin quello maggiormente brutalizzato, ma anche Prati subì un violento colpo alla testa. 

Quando alcuni problemi fisici sembravano avergli fatto iniziare la fase discendente della carriera, ecco rispuntare Nils Liedholm, che gli regalò una seconda giovinezza con la Roma. Erano anni in cui nella Capitale andava più di moda la Lazio, campione d’Italia nel 1974. Nella stagione successiva però, nonostante una partenza difficile, proprio le reti di Prati, che vicino a sè vedeva crescere stelle del calibro di Di Bartolomei e Bruno Conti, consentirono ai giallorossi di conquistare un insperato terzo posto alle spalle di Juventus e Napoli. Era la Roma che cercava di scrollarsi di dosso l’etichetta di ‘Rometta’, delle sgroppate ‘olandesi’ di Rocca sulla fascia e delle intuizioni di Picchio De Sisti a centrocampo. Una squadra ancora adesso amatissima dai tifosi giallorossi dai cinquanta in su: nella mente soprattutto frammenti delle due vittorie nei derby, la seconda proprio con una rete di Prati, una delle 41 in 110 gare.

In Nazionale dovette confrontarsi con la presenza a dir poco ingombrante di Gigi Riva. Esordì però in maniera eclatante, decisivo nel doppio confronto dei quarti di finale con la Bulgaria, che consentì all’Italia di passare alla fase a quattro da giocare in casa. Segnò a Sofia la rete che rese ribaltabile la sconfitta (3-2), quindi nella gara di ritorno aprì le marcature. Prati giocò la prima finale contro la Jugoslavia, ma dopo lo scialbo pareggio (1-1 targato Domenghini in extremis), Valcareggi ne cambiò cinque e non lo confermò nella gara replay dando spazio, nonostante le incerte condizioni fisiche, a Riva che lo ripagò con una delle due reti del trionfo.

Inizialmente non selezionato per il Mondiale del Messico del 1970 dopo una stagione con più ombre che luci, venne chiamato da Valcareggi all’ultimo momento per sostituire Anastasi, che si era banalmente infortunato dopo un gioco con il massaggiatore Tresoldi. La cosa curiosa è che insieme a Prati fu chiamato anche a Boninsegna, cosa che per evidenti ragioni di sovrannumero, costò la celebre esclusione di Lodetti. Prati comunque la partita del secolo con la Germania Ovest ed in generale tutte le gare degli azzurri in quella Coppa Rimet le assaporò solo da spettatore: Valcareggi, che in precedenza lo aveva sempre preferito a Boninsegna, scelse diversamente.

loading...

Check Also

Lutto nel calcio italiano: l’ex Juventus morto a soli 33 anni. Lo straziante saluto di Chiellini e Marchisio

La notizia che nessuno si aspettava di ricevere è purtroppo arrivata: il calciatore Giuseppe Rizza …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *