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Barconi, la prova che smaschera Malta: con questo trucco ci rifila centinaia di clandestini a settimana

Mauro Indelicato per il Giornale

È l’11 aprile scorso, i Paesi attorno al Mediterraneo sono scossi dall’esplodere della pandemia da coronavirus e l’Italia, così come Malta, già da qualche giorno avevano dichiarato i propri porti non sicuri e non idonei ad ospitare operazioni di salvataggio di migranti.

Quel giorno non lontano da La Valletta ed all’interno delle acque di competenza del governo maltese, un gommone con 101 migranti a bordo sembra in procinto di essere soccorso da una motovedetta delle autorità dell’isola. Un mezzo militare con la bandiera di Malta si è infatti avvicinato alla piccola imbarcazione, alcuni migranti hanno iniziato a tuffarsi convinti di essere vicini al momento di poter salire sulla motovedetta.

Al contrario, i maltesi hanno sì iniziato le operazioni di soccorso ma, al tempo stesso, hanno anche iniziato a dare istruzioni ai migranti per come raggiungere l’Italia: “A Malta c’è il coronavirus, siamo tutti malati e non possiamo accogliervi”, avrebbe dichiarato un militare della Guardia Costiera di La Valletta ad un migrante che chiedeva spiegazioni.

Il migrante in questione ha riportato la sua testimonianza ad Alarm Phone, il network telefonico gestito da Don Zerai che rilancia su Twitter le allerte ricevute direttamente dalle imbarcazioni in difficoltà.

E sul canale di Alarm Phone è stato anche pubblicato un video che testimonierebbe i momenti più importanti dell’episodio dell’11 aprile scorso. In particolare, i militari maltesi avrebbero fornito ai migranti un nuovo motore ed il carburante necessario per raggiungere la Sicilia. Inoltre, sono stati lanciati anche giubbotti salvagente e, subito dopo, hanno intimato agli occupanti del gommone di continuare la loro traversata verso le acque italiane.

Secondo la testimonianza del migrante, i militari maltesi avrebbero puntato contro il gommone e le armi, dando tempo mezzora prima di continuare a percorrere la rotta verso le nostre coste. L’imbarcazione sarebbe partita tra l’8 ed il 9 aprile da Zliten, località lungo la costa libica ad est di Tripoli.

Il giorno dopo, il gruppo di 101 migranti è stato poi soccorso dalle nostre autorità e condotto all’interno del porto di Pozzallo. In quelle ore in Sicilia era già molto forte la polemica circa i nuovi sbarchi che, dall’inizio del mese ed in piena emergenza coronavirus, stavano mettendo sotto pressione comuni e territori per via dei problemi relativi all’accoglienza.

Nel giorno dello sbarco dei migranti dirottati da Malta verso la Sicilia, 32 sindaci dell’agrigentino ad esempio avevano scritto una missiva indirizzata al presidente del consiglio Giuseppe Conte per chiedere urgenti provvedimenti e per non essere lasciati soli nel gestire la doppia emergenza, quella sanitaria e quella migratoria.

I retroscena svelati dalla testimonianza resa nota da Alarm Phone, hanno dato maggior risalto ad un quadro che ha visto nel Mediterraneo, anche durante le fasi più delicate della pandemia, l’Italia considerata spesso come unici approdo possibile per i migranti.

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