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“Il Covid lascia danni irreversibili a chi guarisce”. Gli esperti spiegano cosa succede

Ha sconvolto le nostre vite, la nostra quotidianità, i nostri pensieri. E proprio nel momento in cui il coronavirus sembrava volerci lasciare, arriva la notizia tremenda, ovvero che lascia danni permanenti. Purtroppo è così: un terzo di coloro che si sono ammalati di coronavirus e sono guariti riporterà danni permanenti. Tra gli organi più a rischio ci sono i polmoni ma non sono gli unici: anche altri organi possono riportare danni permanenti dopo il coronavirus, per esempio i reni e il fegato.

“Ci ritroveremo con il 30% dei guariti da Covid trasformati in malati cronici e colpiti soprattutto da difficoltà respiratorie” ha detto a Il Fatto quotidiano Maurizio Viecca, primario di Cardiologia all’ospedale Sacco di Milano. Questo ovviamente si traduce in un’emergenza per il sistema sanitario, l’ennesima emergenza. Chi mai avrebbe pensato che un virus come il coronavirus ci avrebbe lasciato segni così profondi?

112.541 a tanto ammontava il numero dei guariti il 13 maggio 2020. Su tutte queste persone dovrà essere condotto un attento screening per capire se abbiano riportato danni permanenti. “Qui da noi abbiamo avuto persone dimesse e poi rientrate in ospedale dopo un mese con embolie, flebiti e vasculiti” ha detto Viecca. Le polmoniti bilaterali interstiziali sono la conseguenza di piccoli coaguli di piastrine che impediscono lo scambio di ossigeno e anidride carbonica tra gli alveoli.

Uno studio su 30 deceduti da coronavirus mostra un dato rilevante: “In tutti è stato riscontrato un parametro del sangue molto alto ed espressione di trombosi” ha spiegato Viecca. Il Covid 19 ha lasciato un segno profondo e ora è necessario controllare l’andamento clinico dei pazienti guariti. Al Papa Giovanni, per esempio, hanno pensato di creare un ambulatorio apposito dove richiamare tutti i pazienti che si sono ammalati di coronavirus e che sono guariti. Anche Luca Lorini, direttore delle terapie intensive di Bergamo, ha fatto sapere a Il Fatto che il Covid è una malattia “che lascia segni importanti”. Per questo è necessario creare un follow-up per i guariti. 

Insomma, la situazione va studiata a fondo anche perché in Italia è relativamente recente. In Cina, invece, hanno già fatto qualche studio e capito che un paziente su tre dopo le dimissioni porta un residuo di insufficienza respiratoria. Molti, per esempio, hanno una capacità respiratoria ridotta del 30%. Anche Luca Richeldi, pneumologo del Policlinico Gemelli, e Massimo Galli del Sacco confermano i danni permanenti che il Covid sta lasciando. Ci salvi chi può.

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