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La mossa infame della Germania: grazie a questo cavillo continua a spedirci clandestini nonostante l’emergenza Coronavirus

L’Ue ha chiarito che in emergenza Covid non si può mandare via i “dublinanti”. Ma a Berlino hanno trovato un cavillo.

Di Mauro Indelicato per Il Giornale
La questione relativa ai “dublinanti” è sempre stata al centro dell’attenzione nei rapporti diplomatici interni ai Paesi europei, nonché un elemento di tensione tra i vari governi del vecchio continente.

Per dublinanti si intendono quei migranti che hanno compiuto i cosiddetti “movimenti secondari”, ossia si sono spostati da una nazione europea di primo approdo ad un’altra.

Movimenti vietati secondo, per l’appunto, il trattato di Dublino del 1990 il cui principio cardine è quello riguardante la responsabilità del Paese di primo approdo nell’esaminare le domande di asilo: il migrante cioè, può chiedere asilo soltanto nella nazione europea in cui è arrivato. Una norma che negli anni ha cagionato danni soprattutto ad Italia, Grecia e Spagna, i tre Paesi di approdo per le rotte mediterranee.

Grazie al principio di Dublino, la Germania ha potuto spedire verso i nostri confini migliaia di migranti. Questo fino allo scoppio dell’emergenza coronavirus: da quel momento in poi infatti, i trasferimenti dal territorio tedesco a quello italiano di migranti dublinanti si è dovuto interrompere per via delle misure anti Covid.

E questo ha gettato nel panico il governo di Berlino: di fatto, migliaia di persone adesso potrebbero rimanere in Germania senza quindi essere trasferite in altri Paesi. Un duro colpo per Angela Merkel, la quale sull’immigrazione si gioca una buona fetta di popolarità ed il tema è sempre più sentito all’interno dell’opinione pubblica tedesca.

Per di più, le linee guida della Commissione europea nelle settimane scorse hanno stabilito che, durante l’emergenza coronavirus, nessun Paese può sospendere un altro principio del trattato di Berlino, ossia quello che dona al migrante la possibilità, trascorsi tra i sei ed i diciotto mesi dal suo arrivo, di chiedere asilo al Paese che lo ospita.

In poche parole, la Germania non solo non può respingere nessuno ma, al tempo stesso, potrebbe vedere migliaia di migranti maturare il proprio diritto di chiedere asilo al governo tedesco. Ecco quindi che, come raccontato da Repubblica, da Berlino si è trovato un cavillo per non applicare il principio sopra espresso.

In particolare, tra i meandri del codice amministrativo tedesco è saltato fuori il comma 4 dell’articolo 80, secondo cui ogni scadenza può essere sospesa se risultano dei processi in corso. Si tratta di una norma applicata perlopiù in materia di edilizia, non certo in fattispecie relative al fenomeno migratorio.

Un cavillo per l’appunto, a cui il governo di Angela Merkel si vorrebbe attaccare per evitare che fra sei mesi migliaia di migranti maturino il diritto di chiedere asilo in Germania. Se così fosse, molti di loro non potrebbero essere più espulsi, né tanto meno quindi essere riportati in Italia.

Molti avvocati dei migranti presenti in territorio tedesco hanno promesso una battaglia legale contro la scelta di Berlino, tuttavia al momento il quadro politico sotto questo fronte appare ben evidente: la Germania farà di tutto per rispedire quanti più migranti possibile nel nostro Paese e per riprendere, ad emergenza finita, quei voli settimanali con cui molti dublinanti puntualmente vengono rispediti in Italia.

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