Home / NEWS / “Da oggi esigiamo lo stesso trattamento che riservate a noi MULTE E DRONI anche per clandestini, spacciatori e delinquenti” Tutto il Veneto in piazza, le sacrosante proteste dei commercianti esasperati

“Da oggi esigiamo lo stesso trattamento che riservate a noi MULTE E DRONI anche per clandestini, spacciatori e delinquenti” Tutto il Veneto in piazza, le sacrosante proteste dei commercianti esasperati

Sono quarant’anni che Onorina Gasparotto alza la saracinesca del suo negozio di oggetti per la casa e articoli da regalo. Breganze, poco più di ottomila anime in provincia di Treviso. Onorina ha chiuso prima di tutti, il 7 marzo, precedendo di cinque giorni l’inizio del lockdown. E quella saracinesca non l’ha tirata più su. Le chiavi dell’attività le ha portate con sé martedì sera, in piazza Mazzini. Sventolate in segno di protesta contro il governo insieme a quelle di altri 72 commercianti. Chiedono di riaprire prima possibile, chiedono soldi a fondi perduto. Non bonus o prestiti. Soldi freschi. Subito perché è già tardi. Il malessere della crisi economica indotta dal virus è arrivato nelle piazze. Non le folle a cui l’Italia era abituata in tempi di protesta senza il Covid, ma non per questo la rabbia è inferiore. Flash mob, presidi di pochi minuti, ma la traccia è quella della sopportazione che non c’è più. Pazienza finita. 

Le piccole piazze si stanno ripopolando in Veneto, da dove arriva oltre il 9% del Pil nazionale, qualcosa come 162,5 miliardi. Il Veneto che è tra le Regioni che ha più risentito del contagio e che oggi, tramite il suo governatore Luca Zaia, spinge più di tutti per riaprire con un ritmo decisamente più veloce e sostenuto rispetto alla fase 2 tracciata dal Governo. 

“Riaprire, subito”

“Noi vogliamo lavorare”, racconta Onorina. Lei è pensionata e a marzo non ha ricevuto nulla dallo Stato. Chi ha la pensione, infatti, non ha potuto neppure richiedere il bonus da 600 euro. Però ci sono le spese da sostenere, l’affitto, i costi fissi. Orina chiede solamente “di tornare a lavorare”. La mette giù così: “Abbiamo già sanificato i nostri locali e preso le giuste precauzioni, chiediamo di riaprire il 4 o al massimo l′11 maggio”. La storia di Onorina intercetta uno dei tantissimi aspetti che sta alla base della protesta dei commercianti, dei cosiddetti piccoli, quell’universo variegato e però consistente fatto di negozianti, artigiani, coltivatori diretti, parrucchieri, estetisti, professionisti non iscritti alle Casse. Il tema, qui, è quello della mancata riapertura.

Nel video che segue siamo a Jesolo, la striscia di litorale tra la laguna di Venezia e la foce del Piave. Anche qui, martedì sera, si sono dati appuntamento i commercianti del posto per chiedere di riaprire. 

Ma se centinaia di commercianti hanno deciso di scendere in piazza, di accendere le luci e le insegne delle proprie attività e spegnerle pochi istanti dopo, è anche perché la corda della sostenibilità economica si sta spezzando. 

La promessa tradita dei soldi

Si scoperchia così il grande vaso di Pandora dei soldi. Quelli di marzo, che sono arrivati in ritardo e non a tutti. Quelli di inizio aprile, cioè i prestiti alle imprese, ingarbugliati in procedure farraginose tanto che il premier Giuseppe Conte è stato costretto a chiedere “un atto d’amore” alle banche. Quelli che arriveranno a maggio perché il decreto che deve rifinanziare l’emergenza non è ancora arrivato sul tavolo del Consiglio dei ministri. Pierfranco Bernardi sta ancora aspettando la cassa integrazione di marzo. È un dipendente dell’hotel Bhr di Quinto di Treviso. Il 3 maggio sarà in piazza a Treviso. Con le chiavi di casa perché è un dipendente, ma il senso della protesta è lo stesso. Insieme a lui ci saranno decine di piccoli imprenditori della zona, con in mano le chiavi delle proprie attività. Bernardi ha lanciato un appello tramite un video su Youtube che ha registrato più di 78mila visualizzazioni in poche ore. “Gli italiani – spiega – si stanno comportando civilmente, rispettando normative e divieti. In cambio stanno ricevendo solo promesse. Se le partite Iva e le aziende non avranno subito liquidità a fondo perduto sarà un’Apocalisse economica, oltre che sanitaria”. 

Le chiavi in piazza sono l’altra faccia dell’Italia, quella delusa e stanca, il secondo tempo arrabbiato dopo il primo tempo dei canti e dei balli sui balconi. “Mi chiamano dall’estero – racconta ancora Pierfranco – perché credono che la genti balla e canti ancora sui balconi, ma questo dà un’idea di nazione di superficiali e non lo siamo. Siamo invece in enorme difficoltà e abbiamo bisogno di liquidità immediata”. Pierfranco, come si diceva, domenica sarà in piazza a Treviso, ma il suo appello si rivolge all’intero Paese. “La mia è un’iniziativa di protesta civile personale, ma invito tutti, in tutta Italia, a protestare davanti al proprio negozio e nelle piazze, ovviamente tenendo conto delle normative sugli assembramenti, indossando le mascherine e rispettando le regole del distanziamento sociale”. 

Le immagini che seguono arrivano da Cartigliano, nel vicentino. I commercianti qui hanno appeso lenzuoli e striscioni sulle porte dei negozi e delle case. Dicono anche qui una cosa sola: fateci lavorare. 

Protesta commercianti nel
Protesta commercianti nel vicentino
Proteste commercianti nel
Proteste commercianti nel vicentino

Ma torniamo ai soldi. E spostiamoci a Marostica, anche qui nel vicentino. Roberto Ambrosi è titolare di un ristorante che affaccia sulla famosa piazza degli scacchi. Lui è tra quelli che ha ricevuto il bonus da 600 euro. I suoi cinque dipendenti, invece, aspettano ancora la cassa integrazione. Quasi tutti hanno preso l’ultimo stipendio a febbraio. Solo due anche a marzo perché avevano delle ferie arretrate che sono state consumate. Qui il tema soldi riguarda quello che sarà tra poco, quando il Governo approverà il decreto economico che sarà spacchettato. Quello che doveva arrivare entro Pasqua, come aveva promesso Conte, e che invece farà capolino in più tranche. La prima forse entro il 30 aprile, ma il resto dopo. I soldi comunque arriveranno a maggio, di nuovo in ritardo. Roberto è titolare di una microazienda. Rientra tra gli 1,6 milioni di microaziende che avranno circa cinquemila euro a testa a fondo perduto. Almeno spera perché non è ancora chiaro se andranno anche lui che intanto ha dovuto richiedere un prestito con la garanzia dello Stato. Il bonus da 600 euro non è bastato. Parliamo dei famosi prestiti entro i 25mila euro. Quelli che il Governo aveva promesso di liquidare, attraverso le banche, in un paio di giorni. Roberto ha fatto la domanda circa venti giorni fa, ma la domanda è stata presa in carico dalla banca solo due giorni fa, il 27 aprile. Non sa quando riceverà il prestito e soprattutto se a maggio potrà avere anche i soldi a fondo perduto. “Bisognerà leggere nelle pieghe delle norme, che ancora non ci sono però e non mi pare che Conte abbia dato indicazioni precise durante l’ultima conferenza stampa”, racconta mentre ha a fianco la moglie, che lavora con lui nel ristorante ora chiuso. Anche lui vorrebbe riaprire. Senza che le regole del distanziamento sociale diventino un’ossessione. “Noi abbiamo 32 posti dentro e 40 fuori. Se riapriamo come dicono loro ci restano 15 coperti. Così gli incassi non ci basterebbero neppure per pagare le bollette e il commercialista. E poi i plexiglas sono assurdi: lei ci andrebbe a pranzo con il plexiglas?”. 

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