Home / NEWS / “Così meschino da inventare scuse affinchè non raccontassi della sua pensione d’oro” Mario Draghi sputtanato come merita da uno strepitoso Mario Giordano

“Così meschino da inventare scuse affinchè non raccontassi della sua pensione d’oro” Mario Draghi sputtanato come merita da uno strepitoso Mario Giordano

Mario Giordano per “la Verità”

Caro Mario Draghi,ora che tutti (anche questo giornale) la invocano come salvatore della patria, mi permetta di ricordare una sua telefonata nel dicembre 2013. Mi aveva chiamato perché le dava fastidio che in un libro e in alcuni articoli io avessi citato la sua pensione d’ oro dalla Banca d’ Italia (14.843 euro lordi al mese), che percepiva pur essendo presidente Bce, io colsi l’occasione per fare due chiacchiere sulla situazione generale, come era capitato qualche volta in passato. Ricordo che lei era molto preoccupato per l’«avanzata dei populisti». Non ebbi a cuore dirle che io ero più preoccupato dell’avanzata di certi europeisti. Da quel giorno non ci sentimmo più.

L’EX FAN DEI TAGLI

La sua recente intervista al Financial Times in cui ha invocato più debito è certo un passaggio epocale al pari del suo ormai mitico «whatever it takes», che ormai sta scolpito nella nostra storia come le leggi di Mosè. Un cambiamento non da poco, in effetti, per uno che, nonostante la formazione keynesiana e la successiva manica larga monetaria, è sempre stato identificato come un fan del rigore di bilancio.

«Ricordo che quando ci trovavamo in interminabili riunioni a cinque (Ciampi, Monorchio, Draghi, Carli e io) in cui venivano affrontati i nodi della spesa pubblica quello che insisteva per tagliare era Mario Draghi che spesso mi sussurrava in un orecchio di spingere ancora di più contro le preoccupazioni di chi voleva difendere pensioni, scuola, sanità», ha raccontato Paolo Cirino Pomicino nel suo libro Strettamente riservato. Adesso, chissà quanti, insieme a noi, hanno cambiato idea su quei tagli. Specialmente quelli della sanità.

LE ACCUSE DI COSSIGA

Per carità: che lei sia un uomo capace non lo mette in dubbio nessuno. Che abbia salvato l’euro neppure, anche se io non sono così convinto che sia stato davvero un bene. Ed è altrettanto sicuro che lei guiderebbe l’Italia con mano più ferma del sor TentennaConte. Eppure a me resta un tarlo nella testa. Quel tarlo sono le parole che pronunciò un giorno l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, durante una telefonata in diretta tv. Era il 2008 e già si parlava di una sua possibile ascesa a Palazzo Chigi.

«Impossibile», tuonò Cossiga, ricordando pure il suo passato a Goldman Sachs. «Non può diventare capo del governo uno che è stato a Goldman Sachs», disse. E aggiunse parole durissime: «Draghi è un vile affarista, il liquidatore dell’industria pubblica italiana. Svenderebbe quel che rimane».

Sono sicuro che l’ex capo dello Stato stesse esagerando, come di tanto in tanto gli capitava. Ma nel caso dovessero continuare gli appelli alla sua mistica apparizione a Palazzo Chigi, caro Draghi, potrebbe per cortesia rassicurarci che non sarebbe quello il nostro destino? Per l’ Italia il rischio di essere svenduta, purtroppo, è una realtà. E, ci perdoni, ma il suo curriculum, in questo settore, non ci tranquillizza proprio per nulla.

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