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PARE CHE BERGOGLIO STAVOLTA SIA DAVVERO TERRORIZZATO: in rianimazione uno dei prelati che vive e lavora al suo fianco

l Coronavirus ha raggiunto i piani alti del Vaticano. Il capo della Sezione Italiana della Segreteria di Stato, Gianluca Pezzoli, è ricoverato in terapia intensiva a causa del Covid 19. Gianluca Pezzoli è giovane, ha cinquantotto anni, è nato a Mantova nel 1962. Viene descritto da chi lo conosce come un gran lavoratore, una persona riservata e sobria, certamente non un ZAmonsignore mondano, vive a Santa Marta. È molto probabile che di conseguenza sia stato contagiato all’interno delle Mura.

di Marco Tosatti da marcotosatti.com

Il suo ruolo – capo della Sezione Italiana, certamente la più numerosa della Segreteria di Stato – rende probabile che fino a quando non si è manifestata la malattia abbia avuto contatti con molte persone, e di conseguenza possa essere stato tramite di contagio.

Il fatto che mons. Pezzoli risieda in maniera permanente a Santa Marta aumenta, come è naturale la preoccupazione. A Santa Marta risiedono oltre al Pontefice decine di prelati, residenti o di passaggio.

Fonti di ottima qualità mi dicono che attualmente a Santa Marta ci sono cinque persone

In isolamento, perché sospettate di aver contratto il coronavirus.

Il papa ha smesso di pranzare nella sala comune. Passa la maggior parte del tempo chiuso nel suo appartamento all’ultimo piano. Il suo segretario particolare gli porta pranzo e cena.

Bisogna ricordare che quando era giovane Jorge Mario Bergoglio ha subito un’operazione chirurgica importante. Durante l’operazione i medici gli hanno asportato una larga parte di un polmone. Questo spiega le difficoltà respiratorie, e l’affanno che lo coglie talvolta. Naturalmente una persona che ha questo tipo di handicap può temere in maniera particolare un virus polmonare come il Covid 19.

Il fatto che il Pontefice abbia deciso di mangiare da solo, in camera sua, indica una forte preoccupazione. Ci ricordiamo come papa Bergoglio abbia deciso, quando è stato eletto, di non occupare l’appartamento papale nel Palazzo pontificio, come i suoi predecessori, ma di vivere a Santa Marta. Prendeva i suoi pasti nella sala comune, anche se una fila di alberelli in vaso da qualche anno gli garantiva un minimo di discrezione. Ma la rinuncia a una vita comunitaria è segno di preoccupazione e di prudenza.

L’informazione ufficiale vaticana sul Covid 19 è carente. Ieri, 24 marzo, il direttore della sala stampa della santa sede, Matteo Bruni rispondendo alle domande dei giornalisti,  ha detto: “Allo stato attuale sono quattro i casi di positività al coronavirus riscontrati: oltre al primo di cui si è data precedentemente notizia, si tratta di un dipendente dell’Ufficio Merci e di due dipendenti dei Musei Vaticani. Le quattro persone erano state poste in isolamento in via cautelativa prima che risultassero positive al test e il loro isolamento dura ormai da oltre 14 giorni; attualmente sono in cura in strutture ospedaliere italiane o presso la propria abitazione”.

Il primo caso positivo dello Stato della Città del Vaticano riguarda un monsignore bergamasco convocato dalla Direzione di Sanità ed Igiene. Il monsignore doveva prendere servizio in Vaticano venendo dalla sua città natale, Bergamo, che è una delle più colpite in Italia, con centinaia di morti. Il monsignore è stato trovato positivo all’esame del Covid 19; ma come in altri casi, aveva avuto tempo di diffondere il contagio, sia in Vaticano che altrove.

Nel frattempo è stato annullato un altro viaggio del Pontefice. Papa Bergoglio avrebbe dovuto recarsi a Malta il 31 maggio, ma la visita è stata cancellata.

Vogliamo consigliarvi di seguire lo sviluppo di queste vicende su un sito particolarmente accurato e bene informato, Korazym.org. Questo sito ha dato per primo l’allarme sulla situazione di pericolo che si stava sviluppando dietro le Mura.

Due sono le principali fonti di contagio su cui cadono i sospetti. La prima sono i Musei vaticani, in cui fino al momento in cui sono stati chiusi, i dipendenti hanno chiesto invano mascherine e guanti per difendersi dal rischio rappresentato dalla massa di turisti che li visitano. La secondo fonte potrebbe essere un vescovo francese, in visita ad limina, trovato positivo al ritorno. Durante la visita ad limina oltre che dal papa i vescovi visitano tutti i dicasteri della Curia. Anche in questo caso le possibilità di contagio sono altissime.

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Un commento

  1. Il dio mediorientale degl’ipocriti che ha Bergoglio come Papa, non esiste… manco in Vaticano ci credono ed infatti non lo pregano.
    Ma sembra proprio che Nemesi esista, eccome ed ora gongola a vedere il Papa degl’iporcriti che ordina agl’altri di abbattere i muri ma lui, tremante e vile, ci si nasconde dietro

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